“Il tempo delle mele”

"Il tempo delle mele"Riti e miti molto personali hanno reso l’estate particolarmente bucolica e oziosa: la ciambella fritta tutte le mattine al bar degli agricoltori sulla strada traversa dalla palombarese; la passeggiata disinibita in mutante nel campo per controllare lo stato delle piante; il gelato confezionato nella penombra del dopopranzo con film visti, e rivisti, da rivedere una volta di più.

Ecco poi, tra questi ad esempio, ce ne sono alcuni che se visti d’estate si caricano di una suggestione aggiunta che rende il divano, o la sedia su cui allungare le gambe, il luogo più comodo e riparato a evitare la canicola estiva.

"Il tempo delle mele"

Nella mia personale classifica, sul podio, vive imbattuto da anni ormai “L’albero di Antonia” che con la sua famiglia matriarcale mi attrae da sempre, facendomi sentire addosso, una vita e situazioni che non ho mai vissuto ma che in qualche modo mi appartengono.

“Io ballo da sola”, che per me è un imperativo categorico non solo un film, è stato scalzato al secondo posto, dopo la conoscenza della bella ‘Antonia e del suo albero genealogico”. Ma in effetti, può diventare l’esempio di una bella narrazione in assenza di una trama vera e propria. Gli estimatori del cinema di Bertolucci non lo riconoscono come uno dei suoi capolavori particolari, ma tanto io non sono tra questi.

Il terzo posto, che forse meriterebbe Ameliè con suo ‘meraviglioso mondo’, è quello che per puro sentimento di parte, continua a occupare Vic Berreton nello spensierato ‘tempo delle mele’.

"Il tempo delle mele"

Ecco “Vic Berreton”. Uno dei miti della mia adolescenza: un’unta del Signore che può andare alle feste e fare tardi la sera; che se ne va in giro per concerti con una bisnonna più adolescente di lei e che si fidanza col più carino della festa senza avere bisogno di parlarci neanche un minuto, che tanto è già tutto scritto nel ritornello della musica galeotta: “Dreams are my reality”. Ecco chi è Victoria Berreton. Per gli amici, Vic.

Nel mio personale tempo delle mele c’è poco da dire: che cosa facessero di così memorabile i miei coetanei per lasciare traccia di un po’ d’audacia e nobili imprese, non so. E dire che quelli erano gli anni in cui una certa filmografia sentimentale aveva cominciato a fornire linea guida da cui prendere qualche spunto interessante. E invece niente.

“Vic Berreton c’ha il tempo delle mele e io no”- pensavo in un tempo in cui identificarsi nel mondo degli altri può essere utile a capire cosa cercare, sempre che il tempo e lo spazio siano gli stessi perché altrimenti tutto rischia di essere fuori tempo e fuori luogo.

Come quella volta in cui in simil maniera ricevetti l’agguato di un italico Mathieu di nome Davide Di Giovacchino. Ricordo che mi colse di sorpresa con tanto di cuffie nelle orecchie: la musica però non era Reality di Richard Sanderson, ma Bohemian Rhapsody dei Queen. Un’ottima scelta, sicuramente, che determinò però che io m’innamorassi non di lui ma ‘solo’ di Freddy Mercury.

Cose che capitano quando il tempo delle mele arriva e devia nello stesso momento, verso un finale inaspettato, purché i sogni, almeno quelli, continuino comunque ad essere la nostra unica e sola realtà da vivere.

"Il tempo delle mele"

Giorni fa le mele si sono rifatte vive ricordandomi che anche quest’anno è arrivato il loro tempo: Rolando me ne ha lasciato un agglomerato variopinto, in una cassetta ‘autografata’ davanti il cancello di casa. E come se non bastasse a queste, si sono aggiunte quelle di Silvia che per non fermarsi neanche il giorno del suo compleanno ha organizzato addirittura una raccolta di mele dai suoi alberi. Premio di fine giornata: una cassetta di mele per tutti. Anche per me che le mele le ho solo fotografate, che staccarle dai rami mi dispiaceva tanto erano belle.

"Il tempo delle mele""IL tempo delle mele"

‘Il tempo delle mele’ così è tornato a farsi avanti: è arrivato e ha deviato anche questa volta, verso il finale inaspettato di una gallette.

Così per tutta una serie di riti e miti che hanno reso l’estate indimenticabile oltre che bucolica, il gelato confezionato della penombra del dopopranzo è finito sulla gallette di mele, francese come Vic Bereton.

Tra i film visti e rivisti c’era, neanche a farlo apposta, “Il tempo delle mele”: che è solo al terzo posto della mia personale classifica, ma ad ogni modo se visto d’estate può caricarsi di una suggestione aggiunta, tale da rendere il divano, o la sedia su cui allungare le gambe, il luogo più comodo e riparato a evitare la canicola estiva.

"Il tempo delle mele""Il tempo delle mele""Il tempo delle mele"

Relativamente alla particolare friabilità di questa gallette è stata una piacevole scoperta grazie alla presenza di due rossi d’uovo nella frolla. L’ispirazione è arrivata al ‘mio genio’ parafrasando la ricetta della crostata di mele all’antica, sul Sito della Galbani.

"Il tempo delle mele"

Ricetta Gallette di mele 

Ingredienti per la frolla:

  • 250 g di farina (io 100 gr di farina di mandorle e 150gr di farina di grano saraceno)
  • 150 g di burro
  • 100 g di zucchero di canna muscovado
  • 2 tuorli d’uovo
  • un pizzico di sale (io, quello integrale)
  • 1 limone non trattato

Ingredienti ripieno:

  • 4 mele non trattate
  • 2 cucchiai di zucchero di canna chiaro
  • 1 cucchiaio cannella in polvere (io rosmarino)

"Il tempo delle mele"

Procedimento

  • Lavorare nella planetaria le farine con zucchero e burro freddo (pala a foglia).
  • Quando l’impasto avrà raggiunto una consistenza sabbiosa aggiungere le uova, un pizzico di sale e la buccia grattugiata del limone.
  • Riprendere a lavorare l’impasto fino a che non avrà raggiunto una consistenza e un colore omogeneo.
  • (Diversamente, se si opera senza una planetaria: formare una fontana di farina e al centro lavorare il burro con lo zucchero. Successivamente aggiungere i tuorli, la buccia grattugiata del limone e un pizzico di sale)
  • A questo punto formare una palla e avvolgere tutto in frigorifero per 30’ finché l’impasto non avrà recuperato consistenza e solidità adatte ad essere lavorato.
  • Nel frattempo lavare e affettare le mele in fettine sottili, lasciando la buccia.
  • Irrorare le fettine di mele con il succo del limone perché non anneriscano.
  • A questo punto, passato il tempo di riposo consigliato per la frolla, stendere l’impasto cercando di realizzare una forma circolare.
  • Disporre a raggiera le mele, lasciando un bordo esterno di almeno 2 cm.
  • Disposte le mele, ripiegare il bordo esterno sulle mele, lasciando a vista quelle disposte al centro.
  • Spolverare di zucchero e cannella la superficie (io rametti di rosmarino)
  • Infornare a 180°C per 30’, fino a perfetta doratura.
  • A cottura raggiunta, servire calda con aggiunta di gelato o panna acida.

"Il tempo delle mele"

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19 thoughts on ““Il tempo delle mele”

    • Ciao Chiara!Mi fa piacere piacciano anche a te, allora possiamo andare al cinema insieme!;-) Sai in realtà dopo aver improvvisato la mia classifica mi sono resa conto di aver lasciato fuori quel Genio indiscusso di Fellini!Io lo adoro e ‘Amarcord’ oltre che poesia in immagini, dialoghi e musica, resta una delle mie parole preferite 🙂 Si i tuorli nell’impasto sono ‘un gesto antico’: tante ricette abruzzesi li contemplano e il risultato è buono, veramente buono!A presto Chiara e un caro abbraccio!

  • Sei come uno di quei film. Visti e rivisti. Ma sempre con la voglia di rivedere.
    Mi è mancato stendermi qui. Sotto uno di quegli alberi. Raccogliere una mela, respirare aria pulita e pensar subito al da farsi.
    La tua gallette, proprio ieri l’ho riempita della ultima frutta estiva.
    🙂 notte Laura

    • Bhè non ti nascondo che mi piace l’idea di essere come uno quei films o semplicemente un film a mia volta 🙂 Qui sotto gli alberi il terreno sta diventando ‘croccante’ grazie alle prime foglie secche e ai ‘tappeti’ di nocciole che in questo periodo abbondano come le mele. Un bel mix per altre gallette da inventare!:-) Un abbraccio!

  • Esiste qualcuna che non ha sognato di essere Vic del tempo delle mele? Io a quel tempo portavo pure il caschetto con tanto di frangetta, peccato che- tralasciando l’aspetto fisico- non vivessi a Parigi ma in un piccolo paese alle porte di Firenze e che mia nonna si chiamasse Dina invece di Poupette…. Non che non amassi mia nonna alla follia, ma come dire…. ce ne voleva di fantasia! Sai che in uno dei miei 1000 viaggi Montreal-Parigi-Montreal me lo sono pure riguardato in lingua originale?!?! ‘na sciccheria! Ritorno con i piedi per terra e prendo con piacere un pezzo della tua galette… che quella pubblicata da me é durata meno della canzone di Richard Sanderson!
    P.s riconosciamo pero al povero Di Gioacchino di aver scelto un pezzo da paura!

    • Oh Margherita cara e se tu avessi visto ‘io ballo da sola’ che è per altro ambientato nel tuo bel paesaggio toscano avresti sognato anche tu la fuga come l’ho sognata io quando ho visto la prima volta questo film 🙂 Sai non mi ero resa conto che nella mia selezione ho dato spazio a tre profili di donne che potrebbero essere le tre generazioni di una stessa donna e sono sicura che anche ‘Antonia’ e il suo albero ti ammalierebbero! Ad ogni modo il caro amico Davide mi ha aperto a un bel mondo musicale rendiamogliene pure atto! L’altro giorno ho visto una gallette anche nella tua cucina e te ne ho rubato una fetta, sappilo!;-) Un bacio a voi!

  • Mi sono buttata nella lettura dei tuoi ultimi post ad orari più impossibili del solito, ma questa volta volevo un attimo di calma per lasciarti un saluto ( e giuro che in questa estate satura, di corsa e senza sonno un attimo mi sembra già un’eternità … chi si accontenta gode!). Volevo salutarti perché, primo, è tanto che non lo faccio, e secondo, perché oltre al tempo delle mele questo sembra il tempo delle gallettes. Nel mentre leggevo la tua musica in prosa nel forno stava andando verso fine cottura un guscio rustico ricco di pere, uva e ultime more di rovo ( che se non fosse stata un’annata così brutta un altro barattolo non te lo avrebbe tolto nessuno! ). Così mi sono sentita quasi in obbligo nel renderti noto questo filo che continua ad unire la capitale e la via dal nome (per te) più poetico che ci sia 🙂
    E se poi, ballo da solo tutti i giorni per davvero ( anche con i Queen talvolta e spesso ad orari che sfiorano la “mattaggine” ) di mele ho sempre solo amato quelle dell’albero, nascoste tra le frasche verdi smeraldo e con qualche bozzo che sa solo di buono!!!
    Ti abbraccio forte e a presto (spero)

    • Di fili che si tendono tra la capitale e la via dal nome ‘franzoso’ come Vic Berretton io vedo altri intrecci e coincidenze cara mia che raccontano la storia più bella di sempre che è quella fatta di niente e di tutto tra due persone che pur non conoscendosi si conoscono, che pur non sentendosi spesso si tengono in contatto telepatico e che se mangiano more non possono fare a meno di pensare l’una all’altra 🙂 Mi fa piacere ti sia affacciata di qua, ti abbraccio forte forte e ti trattengo un secondo di più prima di vederti scappare 🙂 a me la ‘mattaggine’ dei tuoi ritmi mi fa scappare un sorriso e mi fa immaginare un personaggio che sparisce nella nuvola dei suoi movimenti 🙂 Un bacio grandissimo e a presto!!!

  • Io invece quest’anno galette non ne ho proprio fatte. Ma oggi ho fatto una torta di mele. La tua. Con ricotta e uvetta. 🙂
    Sempre bello passare di qui. Buon settembre.

    • Un che bello!!!Quella torta l’ho fatta in un giorno di febbre e di casa: ricordo che mi preoccupai del pranzo prima che la febbre salisse e quel giorno sfornai una pasta al forno con melanzane e tuma. Poi la torta di mele.
      Oggi per una particolare fatalità tu hai sfornato la torta di mele e io nuovamente la stessa pasta al forno!:-) sarebbe bellissimo poter pranzare insieme questo sabato tra menù e chiacchiere tutte nostre!Un abbraccio cara Alice!

  • Ciao cara,
    eccomi finalmente rientrata. Tu già sai che questo post era caduto deliziosamente a pennello, durante una pigrissima giornata al mare ( insolitamente dotata di wi-fi) in cui le tue belle parole avevano colmato la carenza di altri libri da leggere (finiti tutti!!!) e mi avevano lasciata come sempre sorridente e felice davanti al blu del cielo e del mar Egeo
    Ah che poi di film da pole position ce ne sarebbero un mondo: La meglio gioventù, La pazza gioia, Il fantastico mondo di Ameliè, Il mare dentro, Pane e tulipani….uff, milioni di fotogrammi, così tanti che un commento sicuramente non basta, per cui fammi un cenno, ch’io non vedo l’ora di venirne a ciarlarne con te, davanti ad una tua galette o ad un fritto di baccalà!! ;-)))
    E poi quante cose abbiamo da raccontarci!??
    Mi sei mancata…

    • Finalmente!!!Che bello sapere di essere stata una tua lettura estiva!:-) Ma lo sai che io ultimamente non riesco più a leggere, neanche quando sono in vacanza… anzi quando sono in vacanza mi viene una gran voglia di scrivere, come dovessi filmare tutto quello che sento, vedo, assaggio 🙂 Ma sarà colpa del fatto che sto diventando logorroica?tu lo sai che sono logorroica!:-0 Ad ogni modo, ma ‘Pane e Tulipani’ è quel bel film in cui Lui fuori tempo e fuori moda diceva “io non ho punto fame!” Io adoravo quell’espressione!!!E adoro anche quell’attrice che però ho amato in particolare in ‘Agata e la tempesta’, per un periodo ho pensato che la mia vita da adulta sarebbe stata come la sua: titolare di una libreria e corteggiata da un triste intellettuale di nome ‘Werter’… normale se con tutta questa energia non espressa, poi scoppiano le lampadine!E comunque si, si necessita di chiacchiere e cicale tutte per noi!:)

  • Eccomi Laura, da giorni l’immagine del gelato confezionato della penombra del dopopranzo mi balla da sola nella mente come la quintessenza del vero realx, del puro stato di quiete estiva che dilata il respiro e l’appetito e che m’appartiene non immagini quanto! E stavolta mi sono concentrata, concentrata davvero e ho sentito il profumo e la fragranza della tua galette, io che di galette non ne ho mai nè preparate nè assaggiate e che questa, così perfetta ai tempi, non mi può mancare. P.S. Ma che colpo di genio, il rosmarino…

    • Brava Vale hai colto l’essenza della mia dimensione preferita!In realta ogni stagione ne ha una, ma quella che in assoluto io amo e che appartiene solo e unicamente all’estate è esattamente quella della penombra del meriggio ‘pallido e assordo, su rovente muro d’orto’ diceva qualcuno che di poesia e vita ne capiva più di me! E si che mi capisci perché evidentemente sei stata bambina come me con in miei stessi rituali: la penombra dell’estate riesce a ‘silenziare’ qualunque bambino se poi a questo si aggiunge un buon gelato e un bel filmetto anche già visto, la pausa è garantita!Il rosmarino è adorabile quanto la cannella sulla frutta al forno ed è più forte di me!:-) Ti abbraccio forte forte!

  • Sei veramente una forza ! Le fotografie uniche, bellissimo tutto ciò che ci hai raccontato come al solito ci trasmetti magnificamente ogni tua emozione e c’è la fai vivere con te! Un abbraccio stretto stretto!

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