Pane al siero di latte e primavera

Pane al siero di latte e primavera

IMG_0468Si parlava di primavera e mi scappò di dire: “perché non l’aspettiamo in campagna?” Detto, fatto. E mi sono ritrovata accontentata ogni fine settimana. Ma in realtà più che una richiesta esaudita, si tratta di una pratica ‘ben meditata’ e molto attesa che, in genere di questi tempi, ci trasforma in ‘gamberi di campagna’. Nell’immediato. Succede, infatti, sempre in un baleno. Cioè senza troppi preavvisi.

Ecco in genere basta il primo fiorellino di mandorlo o l’erba troppo alta e, senza tentennamenti, si parte. All’istante. Salutiamo la città, forse delle volte anche con eccessiva fretta: ma questo, tanto, dipende da Lui, l’altro ‘gambero’, un Mercurio alato, con riccetti troppo fitti sulla nuca, per sentire il vento. E a me così restìa a tanta velocità d’azione, non resta che stringermi al suo braccio e farmi trasportare. Tanto poi c’è la campagna che ci pensa: magari a  ‘rallentare’ lui, magari a rilassare me. Questo pensiero, quando sopraggiunge, mi sembra sempre un buon compromesso.

Così ecco che mentre Lui, si diverte a correre dietro un tagliaerba con un pigiama anni ’70 (dovesse mai passare inosservato!), io, più mesta, un po’ come ‘donzelletta che vien dalla campagna’, mi aggiro in cerca di ‘immagini di quiete’: una collezione di margherite; una panchina sotto i rami; le penombre degli interni, dietro un cuscino, sotto uno scialle, vicino un camino scoppiettante.

Pane al siero di latte e primavera

Pane al siero di latte e primavera

...sotto un cuscino

Primavera

Dopo un po’ arriva il momento di fare miracoli in cucina con quello che c’è. Se non si ha voglia di uscire per i prossimi giorni, di un ‘miracolo’ si può avere bisogno, soprattutto se nel nel frigo c’è solo e unicamente tanto yogurt fresco in barattolo. Proprio quello comprato una settimana fa dagli allevatori vicino casa. E allora mi viene in mente intanto di fare il pane: quello col siero di latte.

Pane al siero di latte

Si tratta di una procedura che mi piace tanto soprattutto per i risultati: il pane al siero di latte infatti presenta una crosta spessa e liscia e la mollica è fitta ed elastica, ma soprattutto con un suo particolare valore proteico, grazie alla presenza del latticello in cui si scioglie il lievito madre. Le fettine di pane sono quelle che io adoro bruscare per qualche proposito ‘goloso’: un panino ripieno di carne tipo roastbeef o, meglio ancora, una salsiccia di fegato. Ecco l’ho detto.

Un altro aspetto che mi piace è nella procedura del prefermento: un impasto molto liquido che, se si lascia riposare il necessario, ripaga la bella soddisfazione di vedere tante belle e promettenti bolle in superficie.

A questo punto la procedura è quella di sempre: si impasta, si attende, si inforna, si sforna.

 Ricetta “Pane al siero di latte” tratta da ‘Come si fa il pane’ di E. Hadjiandreou 

Ingredienti: 160 gr di lievito madre; 300 ml di sieri di latte (scolato da 1 kg di yogurt); 200 gr di farina per pane (io, Buratto 2); 220 gr di farina per pane, 8gr (1,5 cucchiaino) di sale.

Procedimento: sciogliere in una ciotola capiente il lievito madre con il siero di latte, quindi unire 200 gr di farina e mescolare bene. questo è il prefermento. Coprire e  lasciar fermentare tutta la notte in un luogo fresco.

Il giorno dopo, il prefermento presenterà delle bolle in superficie. A questo punto aggiungere gli ingredienti secchi: 220 gr di farina e sale precedentemente mescolati. Dopo aver amalgamato con cura tutti gli ingredienti, lasciar riposare per 10′.

Dopo 10’, lasciando l’impasto nella ciotola, tirare un pezzo di impasto di lato e premerlo al centro. Girare leggermente la ciotola e riprendere con un’altra porzione di impasto. Ripetere questa operazione per 8 volte, lasciando passare ogni volta 10’ di intervallo finché l’impasto non cominci a fare resistenza. Dopo 10’ minuti ripetere ancora due volte quest’operazione e lasciar riposare per 1h.

Spolverare di farina un piano di lavoro pulito. Trasferire l’impasto e formare un disco liscio. Foderare un cestino di lievitazione o uno scolapasta con un canovaccio pulito, spolverarlo di farina e farlo raddoppiare di volume: ci vorranno dalle 3h alle 6h.

Circa 20’ prima di infornare, accendere il forno a 240°C. Scaldare una teglia sul fondo del forno. Riempire d’acqua una tazza e mettere da parte. Quando l’impasto sarà raddoppiato di volume rovesciare il  cestino (o lo scolapasta) sulla teglia. Sfilare con delicatezza il canovaccio e con un paio di forbici da cucina fare dei tagli sulla superficie del pane tracciando un disegno circolare.

Infornare il pane sulla teglia, versare l’acqua nella teglia sottostante e abbassare la temperatura a 220°C. Cuocere per 30’ o finché il pane non risulterà ben dorato. Per controllare se è ben cotto, basterà rovesciarlo e  dargli un colpetto sul fondo: dovrebbe  suonare vuoto. Se non è pronto, rimettere in forno per qualche minuto. Altrimenti farlo raffreddare su una griglia.

Pane al siero di latte

IMG_0276Poi se si ha voglia passare dalla mussola per pane ad una garza a maglie più sottili, dai cestini per la panificazione a quelli per ricotta o formaggio fresco, lo yogurt, privato del suo siero, può sempre diventare un formaggio morbido da spalmare sul pane, che c’è già! A questo punto per un labné diverso dal solito (la ricetta è qui), mi è bastato salvare qualche filo d’erba cipollina dalla furia ‘tosaerba’ dell’altro gambero, qualche grano di pepe rosa, un giro d’olio evo e tutti a tavola.

Labné

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7 thoughts on “Pane al siero di latte e primavera

  • Quindi voi avete una casetta in campagna dove andare a rifugiarvi il fine settimana?? Sai che ti invidio parecchio vero? ;-)))
    Noi ce l’abbiamo fatta, Pietro è arrivato stanotte alle 4….e dalle vostre parti che si dice? Un bacione

  • Una poesia di primavera in pieno stile. Questo pane ti è venuto alla perfezione, un magnifico accompagnamento per il tuo fine settimana che deve essere stato davvero magnifico.
    ps: avendo il libro l’avevo già adocchiato ma ora la voglia di farlo è dicisamente aumentata (compreso il formaggio, ma per quello ancora devo trovare le fuscelle …)! 🙂
    Buona settimana e a presto

  • Eccola la nostra primavera… posso dire “nostra”, vero? Manovra i fili che ci tengono vicine e ci sorride mentre la cerchiamo in ogni angolino, anche oggi che si è nascosta ma non ci abbandona del tutto, io la vedo in quel raggio di sole che ogni tanto spunta…
    Possedete davvero un tesoro con quella casetta di color marrone che ora si tuffa nel verde, è il vostro polmone d’ossigeno, il rifugio dove finalmente rallentare pensieri e ritmi… l’immagine del Mercurio alato con pigiama anni ’70 mi ha fatto troppo ridere, mi prometti che quando verremo con Teo il gambero ci accoglierà così, senza cambiarsi, anche con tagliaerba in mano? 🙂
    Prendo qualche fettina del tuo pane (devi spiegarmi tutto di questo siero, ormai mia madre si è lanciata con lo yogurt homemade!) e fisso i colori dell’ultima foto, perchè mi fanno bene!

  • idem a vaniglia………….ormai le parole più entusiasmanti del mio
    vocabolario sono quasi finite., e per non essere ripetitiva, oggi mi
    associo a Vaniglia!+un grosso bacio!

  • P.S. Ho dimenticato di dirti che sono scoppiata a ridere, quando hai specificato
    che sei riuscita a salvare a stento qualche filo di erba cipollina dalla furia del
    tagliaerba dell’altro gambero. Ho immaginato la scena e mi è sembrata comica davvero. Siete due simpatici!!!!!!!!!! Complimenti!

  • Chiara
    Da qualche anno ci prendiamo cura della casetta immersa nel verde dei genitori dell’altro gambero, adesso che lì non vive più nessuno ne siamo diventati i ‘custodi’ dell’anima di quella casa e ce la coccoliamo in tutti i modi possibili, questo ci permette di sentirla ancora di più un rifugio speciale 🙂 Facciamo così quando avrai voglia di passare da queste parti ti aspetto lì, nella casetta verde!
    Da queste parti la pupetta ci sta tenendo in sospeso, forse tra oggi o domani!!!!!Un bacio grande a Pietro, Benvenuto!!!!!!!

    Martina
    Ciao e benvenuta!!!!Ma lo sai che ho visto da te molti pani di quel libro, e infatti mi ha colpito quello con uvette e cioccolata che deve essere sicuramente buonissimo!!!Mi dispiace sono ieri non aver avuto la possibilità di scriverti per risponderti subito, ma vedrai rimedierò!;-) Intanto un bacio e grazie per essere passata a trovarmi!

    Rossella
    I luoghi che tu conosci già!;-) Un bacio!

    Francesca
    Cara Frà e se ti dicessi che il pigiama era anche in seta?Finissima seta!!Immagino di avere bisogno proprio bisogno di Teo per immortalare quella ‘furia’ lì perché io proprio non sono riuscita 🙂 Sullo yogurt home made dovrai dirmi tutto diciamo che è l’ultima cosa per cui impazzire del tutto!;-) l’ultima foto dice molto del tuo libro che sto ancora studiando tanto!Un bacio!

    Antonella
    🙂

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