Qualcosa di personale…

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La geografia può confermarlo: le pizzelle e io siamo abruzzesi. Un dato di fatto che fino ad oggi l’anagrafe ha sempre dimostrato. Ecco perché l’eccezionalità della questione rende l’argomento personale, unilaterale e squisitamente partigiano.

pizzelle abruzzesi

Pizzelle abruzzesi

Dall’altra parte si potrebbe dire che è inutile parlarne: ché dove non c’è ferro non possono esserci pizzelle. E allora io potrei avere due reazioni istintive e contrarie.

La prima: indignarmi. La seconda: spedire un ferro al mittente.

In genere sono generosa e opto per la seconda. L’indignazione invece me la riservo con la stessa cura con cui mi faccio durare il gelato nel freezer.

Ecco ma a proposito di ferro: si tratta dello stesso con cui, chi è abruzzese, produce in quantità industriali le ferratelle, dovessero mai finire le scorte nello stesso giorno in cui tutti i forni della regione fossero chiusi per lutto. 

Quello che ho imparato “solo vivendo” non è stato rincorrere libellule sul prato, ma il dono del discernimento tra una ferratella e l’altra.

Non è poca cosa, se l’argomento è personale, unilaterale e squisitamente partigiano. Per cui.

E per cui, appunto, a seconda della consistenza o della località di origine il nome può addirittura variare: a Pescara, ad esempio, croccanti come cialde le ho sempre chiamate ‘neole’. E in realtà tutti le chiamano ancora oggi così, ma all’insaputa degli ortonesi che sulla questione non transigono e rivendicano l’identità della ‘neola’ come altra cosa che, a ragion del vero, in effetti è.

A Casoli e in tutto l’entroterra chietino, invece, le ho sempre incontrate morbide e farcite di crema, o marmellata, al momento del bisogno. Queste si possono chiamare, e addirittura liberamente: pizzelle.

Si tratta di dolci di rito che in Abruzzo scandiscono il momento della festa e a casa mia quello della colazione, del dopo pranzo e del dopo cena. Per questo si chiamano ‘di rito’.

E infatti sono dolci del mio rituale domestico, soprattutto quando arrivo in campagna e posso finalmente dedicarmi solo a ciò che è personale, unilaterale e squisitamente partigiano.

In questo caso succede sempre la stessa cosa: controllo lo stato dei boccioli sugli alberi e rompo un po’ di uova in una ciotola.

Non è poca cosa, per cui, e per chi volesse, l’importante è sempre e solo nella parola giusta che in questo caso non può essere approssimativa, né internazionale come quella di waffel, soprattutto perché si parla di cucina regionale.

In caso contrario, di che stupirsi se la reazione istintiva e contraria è una e inequivocabile. Per cui.

pizzelle abruzzesi

Ricetta delle pizzelle abruzzesi

Ingredienti:

  • 5 uova
  • 5 cucchiai di zucchero
  • 10 cucchiai di farina
  • 10 cucchiai di olio evo
  • buccia grattugiata di 1 limone non trattato.

Procedimento:

  • Disporre tutti gli ingredienti nel bicchiere di una planetaria.
  • Montare tutto a bassa velocità e facendo attenzione che l’impasto non incameri troppa aria. Il risultato deve essere semplicemente liscio e vellutato, ma non areato.
  • Nel frattempo ungere i lati di un ferro e riscaldarlo direttamente sulla fiamma. IN questo caso per evitare che olio e impasto possano sporcare i fuochi, rivestite il fornello utilizzato con della carta stagnola, che verrà rimossa al termine della cottura delle pizzelle.
  • Quando il ferro sarà ben caldo versare l’impasto su un lato del ferro, chiudere e cuocere 1 minuto per lato (in genere un cucchiaio può bastare nel caso in cui il ferro sia di proporzioni medio piccole).
  • Con i rebbi di una forchetta rimuovere la pizzella partendo dalle scanalature del ferro.
  • Procedere fino ad esaurimento dell’impasto e farcire le pizzelle nel modo più desiderato.

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5 thoughts on “Qualcosa di personale…

    • Cara Alice bella, le pizzelle sono sempre ferratelle, quindi tranquilla non hai sbagliato a chiamarle con il loro nome. 🙂 E siccome tu sei tra quegli estimatori della cucina abruzzese, come altre volte ho avuto il piacere di notare :-), buttati anche in questa nuova versione delle ferratelle dalla consistenza più morbida e gustosissime con la crema pasticciera!;-)

  • Senti io sò Toscana quindi vedi di indignarti con chi si è finito il gelato nel freezer e non con me che non ho il ferro…potresti accantonarlo insieme agli stampini…che dici !!????!?! AHAHAAHHHA…e dato che io alla parola giusta ci tengo assai (c’ ho ancora da capire se pizzella e ferratella) …..grazie per questa ricetta, per queste PIZZELLE che adesso vorrei replicare anche solo per tutto quello che di personale, unilaterale e partigiano hai voluto palesare!! Ti adoro!!

    • Bene allora per te inguaribile golosa, adesso ci sono gli stampini da bocconotto che da due anni aspettano di trovare nuova destinazione in nuova cucina toscana e adesso aggiungiamo anche un ferro, che non deve mancare mai… io ad esempio non ci faccio mica solo le pizzelle, ci ho anche minacciato il vicino di casa per quella fastidiosa abitudine dei festini notturni sul pianerottolo di casa :-D. Ha funzionato bene anche in quella occasione… il ferro, dico!Ma io lo sapevo che a te ‘sti aggettivi qui, in numero di tre, ti sarebbero ‘garbati’ un casino!;-)

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