Prugne “dentro e fuori” i miei pensieri come nelle torte

Prugne “dentro e fuori” i miei pensieri come nelle torte.

Da giorni ormai i miei pensieri più ricorrenti sono prugne. Prugne che arrivano da ogni albero meno che dai nostri, anche perché noi, alberi di prugne non ne abbiamo. E non ne abbiamo per scelta, soprattutto da quando abbiamo capito che tanto le prugne hanno gambe lunghe per raggiungerci ovunque ci troviamo.

E’ successo anche quest’anno, quando le prime prugne variopinte sono entrate in casa nostra per trasformarsi in vasetti di marmellata, e al momento, già stipati nella ‘dispensa abusiva del gabbiotto condominiale’.

Poi è arrivato il momento delle prugne di Rolando, quelle che lui aveva selezionato: “Belle per i tuoi scatti” come ormai ama precisare quando mi fa dono delle sue primizie.

Prugne “dentro e fuori” i miei pensieri come nelle torte.

E allora eccomi nella metro B, con nuove prugne nella testa come pensieri nuovi e diversivi dal perturbante odore di aceto che era ‘seduto’ accanto a me.

Si tratta della mia vicina di posto, anzi dei suoi capelli appassiti, come i suoi occhi all’ingiù che sono appassiti come la sua espressione, appassita pure lei… anzi ‘macerata’, quanto basta, dalla vita in generale e dall’aceto in particolare sui suoi capelli.

Così comincio ‘a macerare anch’io nelle macerie altrui’ e mi perdo in pensieri che assomigliano a vicoli ciechi, simili a misteri della fede che restano misteri quando mi chiedo: “Perché bandire il sapone e, ancor peggio, sostituirlo con l’aceto?”

Ma quello è l’inizio di una macerazione che non trova fine, simile ad una retorica di domande senza soluzione di continuità come quando mi chiedo: “Terrà forse lontane le zanzare, l’aceto?”

Che poi in metro B le zanzare sono l’unico esemplare, nella variegata fauna di viaggiatori oltraggiosi, che fortunatamente non ho mai avuto il piacere di incontrare.

E allora forse terrà lontane le persone, l’aceto! – Mi rispondo da sola, che a me macerare troppo a lungo negli interrogativi irrisolti non piace.

Anche se mi accorgo che questa risposta, non convince neanche me che mi sono adoperata tanto a cercarla: perché le persone che ‘viaggiano’ nella metro B hanno narici ormai assuefatte e così resistenti all’urto olfattivo dei sensi che in cambio di un posto a sedere potrebbero sopportare qualunque tipo di intossicazione senza scomporsi, col grande aplomb del sopravvivere che è proprio degli abitanti di una grande città.

E allora basta una volta per tutte interrogarsi sull’incomprensibile altrui. E mi convinco che macerare non è affar mio, tanto più che io l’aceto lo uso come ingrediente per l’insalata e non come lozione per i capelli.

Più banalmente penso che l’unico modo per non macerare è smettere di macerare: fare altro o tutt’al più pensare ad altro.

E io allora penso alle prugne: che tutte le prugne dei giorni trascorsi più tutte quelle che ancora giacciono nel frigo vengano a me e diventino i miei pensieri del momento, il mio diversivo contro l’onta di aceto che offende tutta l’umanità riunita nel primo vagone della metro B.

Prugne “dentro e fuori” i miei pensieri come nelle torte

Così comincio idealmente a fantasticare sulle prugne in un impasto dolce possibilmente carico di cannella, che mi piacerebbe spolverare qua e là come borotalco profumato sull’aceto altrui per sconfiggere il male, i cattivi e tutti i ‘puzzoni’ sparsi in luogo pubblico.

Tornata a casa, scanso l’insalata amorevolmente preparata dal marito e gli dico che ho bisogno di una cosa dolce “che d’insalata ne ho fin sopra i capelli” come la mia vicina di viaggio.

Organizzo una rappresaglia a base di farine diverse, una cosa che in genere non so fare senza una ricetta da seguire, ma questa volta ho deciso di fare un’eccezione e di dar retta solo ai pensieri e alle prugne nella mia testa e mescolo indistintamente la farina di mandorle con quella di avena, con quella integrale e con quella di grano tenero… che non si sa mai.E poi cannella, perché l’impasto oltre che ruvido deve essere profumato: un risarcimento alle mie narici e alla mia giornata!

Seziono nel senso della lunghezza le calotte di ogni prugna prescelta e le dispongo in una raggiera scomposta perché ho un debole per l’imprecisione dell’ultimo atto.

Quando dal forno escono i primi profumi sono soddisfatta e ancor di più mi soddisfa l’assaggio che mi consente di rendere pubblica la ricetta di una giornata di ordinario non senso metropolitano.

Prugne “dentro e fuori” i miei pensieri come nelle torte

Ricetta tortine integrali con prugne e cannella

Ingredienti (dosi per 12 tortine circa): 40 gr di farina di mandorle; 30 gr di farina di avena; 40 gr di farina di grano saraceno; 120 gr di farina integrale; 120 gr di farina 00; 1/2 bustina di lievito in polvere; 140 gr di zucchero muscovado; 2 cucchiai di miele di castagno; 2 cucchiaini di cannella in polvere; 3 uova; 1/2 bicchiere di olio di mais; 3/4 di bicchiere di latte + un po’ in cui sciogliere il lievito; prugne qb per farcire le tortine; zucchero di canna per spolverare + 2 cucchiai di avena; zucchero a velo (facoltativo).

Procedimento: montare le uova con lo zucchero, il miele, il latte e l’olio. Poi aggiungere le farine e mescolare fino a sciogliere eventuali grumi nell’impasto. A questo punto aggiungere il lievito sciolto in pochi cucchiai di latte. Montare e distribuire il composto in appositi stampini mono porzione. Farcire ogni tortina con le prugne tagliate a fettine sottili. Spolverare con un po’ di zucchero di canna e fiocchi di avena. Infornare a 140-160° C circa.

Servire con una spolverata di zucchero a velo o con della panna acida.

Prugne “dentro e fuori” i miei pensieri come nelle torte

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16 thoughts on “Prugne “dentro e fuori” i miei pensieri come nelle torte

  • E’ veero le prugne sono buonissime, e colte dall’albero e mangiate sono fantastiche! Che buone queste tortine super salutari. Mi piacciono tutti gl iingredienti che hai usato, vedo che la metro ti da un ottima ispirazione. Baci.

  • Vedo che i dolci li prepari sempre quando noi non ci siamo. Naturalmente la cosa non mi dispiace, così la golosona che entrambi conosciamo bene non può approfittare, naturalmente io rimango sempre a bocca asciutta. Mi rifarò la prossima volta che verremo a trovarti. Un bacio da entrambi per entrambi.

  • Le riconosco, una per il una! Da sinistra: cosce delle monache inselvatichite dall’incuria ( ma per questo ancora più saporite) , al centro pronghe (in idioma locale sono le prugne selvatiche, anche quelle sottratte dal giardino dei vicini scomparsi), a destra le prugne gialle del mio albero.
    Tutte raccolte in extremis prima di una pioggia che facendole cadere le avrebbe reso pasto per pecore.
    Io cercavo la ricetta per riciclare delle visciole già sfruttate da 2 mesi di sole e di vino, userò questa ricetta , sostituisco le prugne con le visciole (che nonostante i mesi hanno ancora una loro essenza interessante) ….e poi ti farò sapere il risultato,
    Silvia

  • Cara Laura, non sai quanto mi hai fatto ridere! Lo sai che io per un certo periodo sono andata a scuola con la testa che sapeva di aceto? Ero alle elementari e mezza classe aveva preso i pidocchi e i miei, per prevenire l’attacco anche sulla mia povera testolina, condivano i miei riccioli con abbondante aceto. Di vino tra l’altro, che è quello che “profuma” di più! Pare abbia funzionato, comunque era un trauma per me ad ogni lavaggio!
    Rolando ha fatto breccia nel mio cuore anche stavolta: che bello sapere che tiene i prodotti più belli per te e per le tue foto e sarei curiosa di sapere come la pensa sui fichi esplosi di cui sei golosa! Noi un albero di prugne lo abbiamo, in quell’orto di cui ti parlavo tempo fa: capita spesso di trovare degli ospiti, ma sono talmente buone che si chiude un occhio anche su quello. Le tortine sono splendide e sicuramente saranno riuscite a scacciare dalla memoria olfattiva l’esperienza sulla metro B!
    Un bacio enorme e buona notte!

  • Povero il tuo naso. Ma ti capisco, perchè la pendolare l’ho fatta anche io, per molti anni. Per il momento sono “graziata” dalla poca distanza che ho da percorrere casa-lavoro, ma ben presto mi sposterò in un altro paese e penso che tornerò a fare la pendolare inc…….ta per i rtardi e per le persone che non si lavano! Scene già viste. Mi toccherà rispolverare i vecchi trucchetti, tipo quello di mettersi in cima al vagone sapendo che i cattivi odori tendono ad andare in fondo durante la marcia. Se poi ci si ferma in galleria è finita, non c’è scampo!
    Non è facile pensare alle prugne quando nell’aria c’è puzza di aceto.
    Una volta, con l’ultimo treno del pomeriggio, ho cominciato subto a sentire un fortissimo odore di peperonata; ho chiesto alla mia collega di treno perchè ci fosse una puzza simile, mai sentita prima; lei lo chiede a quello dietro e così via….la voce si sparge a macchia d’olio per tutto il vagone, come anche l’odore (il treno era partito, i finestrini semi aperti avevano creato un vortice all’interno del vagone e la peperonata era ormai ovunque). Nel frattempo non mi ero accorta del forte imbarazzo della mia dirimpettaia, che dopo ben quaranta minuti di viaggio alza la mano per scusarsi con tutti perchè il suo pranzo, a base di peperoni, aveva gocciolato per tutta la borsa e non era riuscita a lavar via l’odore. Dire che era rossa come un peperone rende bene l’idea. Beh, che dire, scoperta questa cosa ci siamo fatti tutti una bella risata. Arrivata a casa mia mamma mette in tavola i peperoni….io la saluto e le dico “ancora peperoni!?”,scherzando. Lei va nel panico perchè non si ricordava di avermeli fatti di recente e non aveva altro contorno se non del purè! “il purè va benissimo, i peperoni passali a domani”.
    Adesso so, che se mai mi ricapiterà di dover sopportare un cattivo odore in treno, un rimedio efficacie c’è, quello del gambero: pensare a un ingrediente, a una ricetta, sentirne l’odore e la conformazione in testa, tenere fermo il pensiero fino a quando non si è a casa pronti ad agire con ciotole, fruste e mattarello. E dire che hai cucinato delle meraviglie cara Laura, l’aceto della metro ti ha fatto “bene” sotto questo punto di vista. Diciamo che ti ha stimolato. 😛

  • Pino
    Pino Pino ma cosa dici!!!:-D con tutte le focaccine buone fritte e lievitate che ti faccio quando vieni a trovarmi vuoi pure lamentarti!Per non parlare poi dei fichi ‘esplosi’… anzi ne vogliamo parlare?;-)

    Silvia
    e proprio tutte quelle che tu hai conosciuto da destra verso sinistra sono esattamente quelle finite in barattoli di marmellata e distinte a seconda del colore!!!Pensa con quelle del tuo albero è venuto fuori un gustoso abbinamento con la vaniglia, mentre con quelle rosse più mature ho optato per la cara cannella!Quelle selvatiche e piccole da entrare bene nelle mani del Signor Russo, come avrai potuto notare, le ho gustate in assoluta purezza. Poi sono arrivate quelle del nostro comune amico Rolando e sono finite nelle tortine che per un pelo non hai avuto il piacere di assaggiare perchè le abbiamo divorate… ma di questo ti sarai accorta tu stessa 😉 e comunque si io agirei in ugual modo con le amarene!:-D

  • Virginia
    Pidocchi, come ho fatto non pensarci!!!!E si Rolando mi stupisce ogni volta di più, pensa ero andata da lui nella speranza di trovare un po’ di verdura fresca e quei fiori di zucca che lui annoda come il bouquet di sposa e invece no, niente verdura ma tanta frutta. Mele di ogni varietà e le prugne a cui aveva lasciato attaccati i rametti e le foglie per la “messa in posa”!!! E’ speciale e io per ricompensarlo di tanta cura ho regalato a lui un po’ dei miei fichi esplosi che lui ha molto gradito 😀 In realtà mi piacerebbe avere un albero di prugne come il tuo, desistiamo solo perché i suoi frutti arrivano in un periodo dell’anno in cui generalmente siamo fuori porta… ma poi in un modo o nell’altro le prugne arrivano sempre!;-) Ti abbraccio forte!

    Francesca
    Io questa cosa dei tuoi viaggi me la ricordavo eccome!e anzi credo tu mi abbia già parlato dei peperoni e del loro potere di riproporsi anche quando semplicemente si annusano!Se poi si annusano su un autobus in corsa non oso immaginare i pensieri del momento e gli interrogativi esistenziali sulla banalità della quotidianità 😀
    Io in questi casi mi ingegno così, ma ultimamente salvarsi è un’operazione difficile soprattutto nella metro B che qui a Roma è il luogo in cui ogni possibile ‘poesia’ giace!;-) Ma di questo so già che tu sarai un’interlocutrice privilegiata visto che l’anno scorso mi sono salvata di frequente proprio grazie ai nostri scambi delle h 7.00 di mattina! Un abbraccio grande!

  • Ciaooo 🙂
    Belle le tue prugne, che colori!
    Delle prugne così fotogeniche che ti viene di tenerle là, a vista d’occhio, per illuminarti le giornate d’inverno.
    Però, è altrettanto vero, che ti possono illuminare le giornate anche essendo nel barattolo di marmellata, e poi anche lo spirito con le tue tortine preparate con le prugne.
    Penso che dopo il forte odore di aceto sentivi il bisogno di un profumo che ti accarezzi l’olfatto! :)))
    Sto ancora ammirando i colori delle tue prugne, le fotografie sono meravigliose! …. e di sicuro anche le prugne! 🙂
    Un abbraccio,
    Ulica 🙂

  • Ulica
    Ciao 😀 Grazie Ulica, hai colto nel segno: queste prugne erano tutte molto belle da fotografare e infatti non sono riuscita a resistere davanti a tanti colori ecco perchè le ho immortalate in più situazioni 🙂 ne ho ancora tante in frigo e l’assaggio mi da sempre una gran soddisfazione e soprattutto toglie via il ricordo del sentore d’aceto!;-) un abbraccio!

  • mia mamma mi lavava i capelli con l’aceto quando a scuola giravano i pidocchi. l’aceto oltre a tenere lontani i pidocchi teneva lontani anche i cristiani a dire il vero.. e io mi vergognavo come una pazza all’ora di educazione fisica che sudavi quel tanto che bastava per esalare dalla testa come una cipollina sott’aceto… che m’hai ricordato!
    e guarda la che meraviglia di prugne va… io le compro al mercato di Testaccio da un signore ciccionissmo che ha quelle della varietà centrale nella tua foto, dolci e succose e un po’ tostarelle come piacciono a me..

  • prugne a volontá, quelle piccole le ho trovate una volta e sono piuttosto acidule ma a me piacevano lo stesso, comunque io non riesco a farne una marmellata perché un adesso e una dopo non ne rimangono mai abbastanza, forse per le tue tortine faccio in tempo prima che finiscano. dovevi finire residui di farine? ^__^

  • Barbara
    “teneva lontani anche i cristiani” mi fai morire!:-D Quelle prugne lì che dici tu, mia cognata Silvia li chiama ‘prugnoli’ e si tratta di prugnette selvatiche molto buone… anche se io ne ho assaggiate poche perché il resto è finito nei barattoli e se ti va di assaggiarle in formato marmellata, ti dico che il gabbiotto occupato abusivamente nel condominio è al momento una miniera di cose buone!;-)

    Marta
    Marca ciao!benvenuta 😀 si capisco cosa succede quando le assaggi, a me invece non succede perché in genere le prugne arrivano sempre a ridosso di una partenza o di una breve vacanza e allora per evitare si rovinino mi ritrovo a girare ‘minestroni’ di frutta 😉 Fammi sapere come andrà con le tortine e si quanto alle farine mi sono divertita con farine e residui di farine 😀

  • Palalice
    Benvenuta!io le amo particolarmente quando sono gialle e succose, ma tutte le altre mi piacciono particolarmente in preparazioni dolci e ruvide perché la prugna in se mi ispira idee di rusticità 🙂 ma non trascuro l’idea di un arrosto con le prugne… tu che dici?;-)

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