Spaghetti ‘di Piero al macco di fave di Rolando’

Spaghetti 'di Piero al macco di fave di Rolando'

Capita ultimamente che i miei ingredienti abbiano dei nomi ‘propri’ di persona, con i quali io mi sento in conversazione sempre. Di Piero ad esempio ho imparato a riconoscere l’odore particolare della farina e il colore bruno della pasta. Normale forse, quando si lavora bene, metterci la faccia, ma certo anche il nome di battesimo una sua importanza ce l’ha.

Quanto al resto se si ha a disposizione un nome senza volto, l’immaginazione in questi casi può essere utile: perchè se uno si muove tra macine ed essiccatoi per la pasta, magari una sembianza un po’ brunita dal sole e dal lavoro ce l’avrà anche lui. Io penso.

E pensando anche al modo più appropriato di rendere giustizia a Piero e ai suoi spaghetti, ho capito di aver bisogno di un altro nome, ormai noto in questo blog come in tanta letteratura antica che vanta da molto più tempo prima di me, le sue gloriose gesta da chanson: Rolando, per servirvi.

Spaghetti 'di Piero al macco di fave di Rolando'

Ecco Piero e Rolando non si conoscono neppure, ma chi lo dice che due persone non possano incontrarsi lo stesso, sotto differenti sembianze, anche se questo accade semplicemente nello stesso piatto?

E allora io ho voluto fortemente fare le dovute presentazioni a tavola e quando ho chiesto a Rolando di aiutarmi nell’impresa Lui, da Cavalier Coltivator Cortese quale è, mi ha portato con sé nel suo campo a cercare nuovi ingredienti.

Spaghetti 'di Piero al macco di fave di Rolando'

Bello l’aspetto di certe imprese eroiche che in un certo senso ne ricordano sempre altre: come quando da bambina mi ritrovavo a sfidare l’altezza dei papaveri, come quando pochi giorni fa mi sono ritrovata a sbucare fuori da un campo di fave da raccogliere.

Riempito il mio cestino, la passeggiata nei campi non si è arrestata, tutt’altro: ci è voluto il tramonto a farci ritrovare la strada di casa.

Spaghetti 'di Piero al macco di fave di Rolando'

Spaghetti 'di Piero al macco di fave di Rolando'

Spaghetti 'di Piero al macco di fave di Rolando'

Il giorno dopo, all’ora di pranzo, Piero e Rolando si sono seduti a tavola con me, come ‘ingredienti commensali’, senza saperlo: incontrandosi nella ricetta degli spaghetti di Piero al macco di fave di Rolando. Mica male la soddisfazione che proviene dagli ingredienti che sanno essere anche persone!

Spaghetti 'di Piero al macco di fave di Rolando'

Ricetta degli ‘Spaghetti di Piero alla Rolando’

Ingredienti (per due): 200 gr di spaghetti di grano duro Senatore Cappelli KeBio; 200 gr circa di fave fresche sgusciate; aglio fresco (io, aglio orsino); un bel mazzetto di finocchietto selvatico; 4 cucchiai di olio evo; sale qb (io quello integrale).

Procedimento: sgusciare le fave e privarle della pellicina che le riveste; impiegare le bucce tenere realizzando un brodo a cui si aggiungeranno anche i gambi del finocchietto selvatico. Salare qb.

Riscaldare in una padella dai bordi alti l’olio, aggiungere l’aglio fresco e non appena comincerà a soffriggere unire le fave pulite. Saltare in padella e sfumare di tanto in tanto con il brodo caldo. Insaporire con del sale e altro finocchietto selvatico tritato. A questo punto con l’aiuto di un cucchiaio di legno ‘maccare’ le fave: cioè ‘ammaccarle’ finche non si saranno sfaldata in una purea consistente.

Lessare la pasta in acqua salata e condire con il macco saporito. Servire con l’aggiunta di altro finocchietto e un giro d’olio crudo.

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9 thoughts on “Spaghetti ‘di Piero al macco di fave di Rolando’

  • Rolando l’avevo immaginato proprio così, con quell’aria da uomo d’altri tempi degna del nome importante che porta, e volendo fare un volo pindarico è più vicino a Piero di quanto possiamo pensare: la sua pasta è quella del Senatore Cappelli, che aveva due baffi folti e fieri simili a quelli di Rolando… In fondo sempre di uomini con i baffi si tratta!
    La raccolta delle fave deve essere molto divertente, anche se penso che un baccello finirebbe nel cestino e uno lo aprirei come ricompensa 😉 E che bello vederti tra i campi!
    Con questo piatto non solo mi hai messo fame, ma mi hai fatto tornare alla mente il macco che sempre qui da te avevo visto e che non ho ancora preparato ;-)Un bacio grande e buona settimana!

  • Virginia
    Virginia bella veramente Rolando l’avevi immaginato così?hai visto che bei baffi e che sorriso bello che ha il mio fidato paladino?e se tu potessi sentire il timbro della sua voce, tonante e profonda come se uscisse da dentro un’armatura ti sarebbe più simpatico ancora!comunque si il macco ti piacerebbe e ancor di più nella versione che ricordi, di un anno fa… Ne sono certa e aspetto a questo proposito quanto prima una tua conferma!un abbraccio forte!

  • Mia cara Laura avrei da scrivere un tema al posto di un commento per le tante cose che vorrei dirti, ma cercherò di riassumerle in pochi punti ( in ordine di tempo).
    – La settimana scorsa avrei voluto averti al mio fianco quando, al battesimo del ferro, la prima pizzella è quasi esplosa, spandendosi scomposta sul fornello! Giuro che lo sconforto ha avuto la meglio per un po’ … più o meno fino alla terza mestolata … poi è sparito e ha permesso che riuscissi a creare delle pizzelle dalla forma “quasi” carina!
    – L’altro giorno invece mi hai fatto commuovere( e rivedere molti volti di miei vecchi maestri e professori ); avrei voluto darti un abbraccio all’istante, dirti che la scuola, quella (non)buona, sta cara a molte persone … che da tale scuola hanno avuto tanto … di questo (non)buono!!!
    – E poi, infine, oggi mi hai fatto sorridere, nel vederti nel bel mezzo di un campo di fave, come una bimba al parco giochi preferito; nello scoprire (finalmente) il viso di un personaggio diventato ormai leggendario, e nel notare come per certe persone la barba e i baffi sono quasi un prolungamento della loro esistenza, della loro professione ( o almeno questa è una teoria, con base mooolto empirica, che sto sviluppando negli ultimi mesi )!
    Ora ti lascio perché un sacchetto bello grande di fave mi aspetta … chissà magari ne uscirà fuori un bel tocco ( così si chiama da noi il pesto/sugo di fave)!!!
    un abbraccio e buona settimana

  • Martina
    e se anche tu mi avessi scritto un tema, mi avresti invitata ad una lettura che a me piace sempre tanto, grazie al mio lavoro 😀 Comunque io prenderò il tuo esempio e ti risponderò punto per punto, che queste chiacchiere così non sai quanto mi piacciono!
    – Ma veramente il ferro ti ha sparato le pizzelle?sorrido perché questo può succedere quando comprimi le due facce del ferro e l’impasto deve trovare il suo spazio per levitare tra i ricami. Comunque è solo questione di esercizio e vedrai quanto saranno belle quando ci avrai preso la mano. Pensa che io preferisco di gran lunga il ferro a mano che quello elettrico, bisogna solo farselo amico e regolarsi ascoltando gli ‘sbuffi’ dell’impasto in cottura 🙂 e di questo tienimi informata, mi raccomando!
    – Sono felice di sapere che ti sei riconosciuta nel ricordo della ‘scuola che nessuno sapeva esser buona’!Ho dovuto farlo, perché quando si tocca la scuola per giustificare una riforma si ha sempre la tendenza a demonizzare quello che è stato, forse per avere una giustificazione in più per ‘demolire’. E io, non ci sto. Le riforme non possono avvenire sulle ceneri, i resti delle epoche passate e sulla pelle dei sopravvissuti. Una riforma amplifica una situazione di partenza e non toglie. Oggi c’è la tendenza a far passare l’idea che si può andare avanti, rinnegando il passato. Un concetto che a me non è mai piaciuto e che ha alla base un principio pericoloso che è quello di vivere solo e sempre nel presente. E invece no: la società vive nella storia ed è figlia di un’eredità storica che ci consente di procedere avanti senza andare a tentoni. Io stessa so per certo di essere stata ‘erede’ a mio modo dei miei insegnanti e la prova di questo è che tutto ciò che io provo ad insegnare ai miei alunni arriva proprio da loro. E il fatto che ognuno di noi abbia un racconto identico al mio sulla scuola, dimostra che l’unica scuola buona è quella che tutti abbiamo avuto!:-)
    – E poi, sono felice di averti fatto sorridere, anzi no sarà stato Rolando ad averti strappato quel sorriso, confessa! Ma quanto è vero che i baffi hanno un significato aggiunto e io sono sicura che prima o poi lo scopriremo continuando a confrontarci sull’argomento. Quanto a me nel bel mezzo di un campo di fave, preparati perché presto mi vedrai in un cespuglio di more di gelso mentre aspetto la mia metamorfosi silvestre!:-)

  • Cara Laura, mi ero ripromessa di venire qui dopo pranzo e invece mi ritrovo per un consueto appuntamento serale, mi perdonerai? mi mancano un po’ le parole, un po’ perché stanca, un po’ perché credo che questo sia un post talmente bello che trovare le parole adatte sia quasi impossibile! Che evento grandioso, quello di far incontrare due personaggi apparentemente sconosciuti fra loro, amalgamarli e arrotolarli attorno ad una bella forchetta, fondendo tutti i sapori. Il grano Senatore Cappelli sto imparando a conoscerlo e a riconoscerlo, con il suo colore e il suo sapore intenso. E immagino ancora il perdersi tra un campo di fave così verde da non riconoscere più altri colori. Poi che bello, trovare tra tutta questa natura il tuo sorriso, che più naturale non c’è: sei proprio bella mia cara Laura, altro che complesso da “orecchie piccole”!:-)
    per le fave ho scoperto di avere una grande passione e il finocchietto è spuntato da qualche settimana in abbondanza sui banchi del solito mercato del sabato che sembra quasi non finire mai: sai che bello sarebbe preparare “gli spaghetti di piero al macco di fave di Rolando di Laura”?
    un bacio grandissimo come sempre, Marta!

  • Mimma e Marta
    Ma cara Marta come faccio a non perdonarti, lo chiedi ad una persona che è il ritardo sempre su tutto!Anzi, delle volte ci penso, io vivo proprio nel piacere dell’attardarmi a fare le cose, lasciandole un po’ sospese per godermele con maggiore attenzione e senza la fretta che ormai è diventata canonica ovunque e per tutti… quasi quasi un leit motiv!Quindi passa quando vuoi e prenditi il tuo tempo che è quello che rende i messaggi più belli e pensati 😉 Pensa che io sul Senatore Cappelli ho scoperto da poco orgogliosamente che era di origini abruzzesi e se tu mi dici pure che devo immaginarlo con due bei baffoni, comincio quasi quasi a sentirlo parente della mia storia sul bello degli uomini con i baffi!Quanto meno dovrò avvisare di questo nonna Irma!Quanto a me ne campo di fave non mi sono vista proprio bella ma felice si, ed è stato per questo che non ho resistito a scegliere quella foto: non c’è stato ‘narcisismo’ da cui spesso in alcuni casi sono vinta (lo ammetto!) ma solo voglia di raccontare la mia felicità di quel momento con un sorriso, mi fa piacere esserci riuscita!Se poi mi dici che il finocchietto trionfa sui banchi del mercato, lo sai questo cosa vuol dire? che devi assolutamente fare gli spaghetti di piero al macco di fave di rolando di me medesima!Me lo ricordo che all’uomo di casa piace il macco!:-)

  • Riesco a scriverti veloce in pausa pranzo, ultimamente sembra che il tempo mi sfugga….che poi mi chiedo, dove andrà mai? Come inseguire il bianconiglio!
    Vogliamo parlare della bellezza di queste foto? E non parlo solo di quelle del piatto o degli ingredienti, ma quella dove vieni ritratta. Appari sincera, solare e genuina. E contenta come una bambina! Quella barba è proprio d’altri tempi, esprime generosità e simpatia.
    Bellissima ricetta! E’ bello ritrovare nel piatto l’esperienza che hai vissuto, il cammino e il raccolto fatto e le persone che hai incontrato. E’ il cerco che si chiude, col sorriso sulle labbra e la pancia soddisfatta.
    Un abbraccio

  • Francesca
    Francesca cara, non parlarmene ormai passo la maggior parte del mio tempo a dire che non ho tempo, e sentire qualcuno che come te dice la stessa cosa mi riporta ad un principio di realtà che mi fa sentire normale… ma secondo te gli altri, quelli che di tempo ne hanno tanto di che vivono?:-D Sono felice che sul blog riesca a fermarsi il tempo più bello, quello delle mie pause in famiglia e passato con le persone di cui amo circondarmi. E mi piace condividere con gli altri proprio questo mio tempo più spensierato. In effetti ho vinto qualche riserva nel pubblicare quelle foto ma poi ho pensato che sono una bella testimonianza di quanto mi diverta quello che vivo e di cui più mi piace raccontare. Hai visto Rolando?Non è forse un paladino con quella barba lì?Io spero tu riesca a venirmi a trovare presto presto! Un bacio!

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