Ricette&Vicende ‘Romane’

Quaresimali

[Post in collaborazione con MCM EMVBALLAGES DITRIBUTORE UFFICIALE WECK]

Arrivo a Monte dei Pegni tutte le mattine con il tram delle h 7.45. Di tutti i cambiamenti e gli spostamenti di quartiere, in questi ultimi due anni, questo è il più ‘narrativo’ di tutti.

Ricette&Vicende 'romane'

Quando giungo a destinazione attraverso i binari con l’esitazione malfidata di tutti i pedoni di questa città, ad eccezione dei turisti che, presto o tardi, impareranno a loro spese che a Roma un semaforo è solo il reperto archeologico di una civiltà ormai desueta e fuori moda.

Due anni fa speravo che il lavoro mi portasse in questo angolo della Capitale, dove il Ghetto da una parte e Campo dei Fiori dall’altra sono diventati i punti estremi del mio girovagare nei momenti di pausa. Così giro nelle strade dove manipoli di stranieri, tra venditori ambulanti e qualche povero cristo malvissuto, siedono già in tarda mattinata con una forchetta in mano e tovagliolo appeso al collo con spaghetti e mezza pizza nel piatto.

Qui, tra tovagliette a colori e stornelli di strada, da Via dei Giubbonari è possibile scorgere addirittura Giordano Bruno in persona che, da postazione sopraelevata, dirige il traffico del mercato più turistico dell’Urbe: spezie e tuberi di ogni colore attirano l’attenzione meglio di una commercio di pepite, anche se alla fine tutti preferiscono fotografare sempre e solo il ‘sor carciofo’ romano, soprattutto da quando le stagioni sono morte.

Quanto a me, io, pur potendolo fare, da queste parti non ho mai fotografato un carciofo né autoctono né ‘fuori sede’. Se proprio devo, preferisco immortalare tutte quelle insegne, in via di estinzione, di ‘pizzicherie’ e vecchie osterie romane.

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Ce n’è una nel ghetto che in verticale ha voluto chiamarsi addirittura ‘Il pompiere’. Che vorrà dire non so, ma un giorno qualche congettura tra me e me c’è stata.

In questa parte di città la folla è così ingenua e spontanea che ogni tanto tributa qualche saluto scurrile nell’idioma originario, ma è solo abitudine e tradizione ‘senza offesa’. In questi casi non si temono mai disordini civili, se non in particolari situazioni di pioggia o sciopero dei mezzi pubblici, ché allora non basta tutto lo spiegamento di forze armate, a disposizione dell’intera città e dei suoi cittadini a proteggerci tutti.

Il Comune nonostante tutto si sente al sicuro, ecco perché non interviene troppo nelle faccende di ordine pubblico. Tanto la gente è ‘irriverente’ e si lamenta sempre e comunque, come quando dice che Roma è sporca e poi butta a terra un mozzicone di sigaretta.

Forse ha ragione il mio amico Paolo quando dice che la città è peggiorata insieme alla gente. Ai miei tempi, ad esempio, le sigarette si spegnevano prima di finire a terra, ma oggi no. E infatti nonostante tanta ecologia di tendenza, si gettano via addirittura fumanti meglio di tizzoni ardenti.

Ci sarà, prima o poi, un’ordinanza speciale anche su questo: magari sul divieto di girare la città con scarpe aperte o qualunque genere di sandali ad eccezione di quelli alati, che tanto non sono per tutti, e si limiterà forse così il rischio di incorrere in spiacevoli ustioni pedonali. Tutti si diranno soddisfatti, ma solo per un po’.

E intanto in mezzo a tanta bellezza ‘stravaccata’ io e Paolo, quando giriamo in questi vicoli, nonostante tutto ci beiamo di essere dei privilegiati tra ponti al di là e al di qua del Tevere e cupole per cappello, meno che per il quaresimali: irreperibili malgrado la zona sia piena di pasticcerie e forni degni di nota.

Ecco, e proprio a maritozzi di tal fatta mi sono ispirata nel giorno in cui le mie aspirazioni sono state più alte delle mie possibilità. Ché quel giorno la mancanza di latte per un attimo ha fatto vacillare la mia aspirazione finché la ricetta ideale non si è presentata come tutte le cose difficili da trovare, proprio sotto il mio naso.

Ricette&vicende romane

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Droit 140 ml –MCM emballages distributore Weck

Si tratta di una ricetta assolutamente romana che non prevede l’utilizzo di latticini e che abolisce in una sola mossa, latte e burroLa sostituzione del burro con l’olio d’oliva è stata una delle condizioni che mi ha spinto con più testardaggine verso la scelta di questa ricetta e non ho vacillato neanche quando tra gli ingredienti è comparsa la ‘pasta per pane’.

Ho avuto qualche difficoltà d’interpretazione in merito, che ho risolto per esclusione partendo da ciò che era più a portata di mano: nel mio caso si è trattato di licoli appena rinfrescato.

Ho preferito essere audace e temeraria e ho lasciato invariate le quantità indicate nella ricetta, nonostante la consistenza diversa del mio lievito.

Dopo più di dieci ore di lievitazione il risultato ha soddisfatto pienamente le aspettative che in effetti erano, almeno inizialmente, al di sopra delle possibilità di riuscita.

Ora come ora non mi resta che dire a Paolo che i nostri maritozzi sono addirittura senza latticini, se non altro per non sentirci in colpa la prossima volta che li faremo caricare di panna. E nel caso gli chiederò anche cosa può spingere un ‘pompiere’ ad aprire un’osteria ché io ci sto ancora pensando, malgrado tra me e me qualche congettura ci sia stata.

La ricetta dei ‘Quaresimali’ è liberamente ispirata dalla Cucina di Roma e del Lazio’ dei Calicanti

Quaresimali

Per il primo impasto:

  • 50 gr di licoli rinfrescato (o pasta madre)
  • 110 gr di farina
  • 1 uovo
  • 25 gr di olio evo
  • 1 pizzico di sale (io, omesso)

Per il secondo impasto:

  • 200 gr di farina
  • 60 gr di zucchero (io, di canna)
  • 1 uovo
  • 40 gr di olio evo
  • 3-4 cucchiai di acqua
  • 50 gr di uvetta

Per lo sciroppo:

  • 3 cucchiai di zucchero
  • 3 cucchiai di acqua  

Panna per farcire 

Procedimento:

  • Nella planetaria lavorare il licoli con la farina, l’uovo sbattuto, l’olio, fino ad ottenere un impasto omogeneo sia per colore sia per consistenza. 
  • Coprire con un canovaccio e lasciar lievitare in un luogo asciutto per 3h, finché la pasta non sarà raddoppiata.
  • Riprendere l’impasto e lavorarlo nuovamente con la nuova dose di farina, zucchero, uovo e olio, aggiungendo l’acqua poco alla volta per favorirne l’assorbimento.
  • Impastare per 15′ e quando l’impasto sarà soffice ed elastico aggiungere l’uvetta. 
  • Dividere l’impasto in otto piccoli panetti e lavorarli brevemente.
  • Disporli ben distanziati su una teglia rivestita con carta da forno e far lievitare almeno 8-10 h.
  • Infornare in forno già caldo a 180° C per 15′.
  • Appena sfornati, spennellare con lo sciroppo di zucchero (abbastanza denso)
  • Una volta freddi, incidere e farcire con panna montata.

Quaresimali

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8 thoughts on “Ricette&Vicende ‘Romane’

  • Ci sono una marea di cose belle a questo mondo. Una di quelle cose belle sei tu e il tuo poetare su una città che io ancora non ho visto.
    I lunedì sono sempre belli quando inizio da qui….tra una ricetta e un paio di vicende sempre esilaranti.
    Un abbraccio immenso

    • Rebecka guarda Roma è poetica in assoluto e anche nella sua ‘sciatteria’ distratta riesce ad essere bella come quelle donne belle che non sanno di esserlo. Ad ogni modo chi secondo me può godere della sua bellezza dirompente, non è tanto il romano che la ama per affezione e orgoglio di appartenenza quanto, piuttosto, chi la guarda per la prima volta e da un altro ‘occhio’. Ecco perché sono certa che quando verrai nell’Urbe e la vedrai per la prima volta, sarà poetica anche la tua visione e io sarò curiosissima di leggerti e vedere i tuoi scatti!Ovviamente tu mi chiamerai quando passerai da queste parti!;-)

  • Ciao Laura,

    ti leggo sempre…
    Ho visto Roma anni fa e mi sembra che sia in declino insieme alla gente, certamente…
    Si salvano certi angoli, forse… E la gente che, nonostante tutto, ama Roma.
    Invece il tuo angolo è più bello di prima, vengo spesso a sedermi, a leggere i tuoi pensieri e a trovare ricette semplici di cose buonissime.
    Un grande abbraccio 🙂

    • Ulica ciao!Roma in effetti è un amore difficile: tanta passione e tribolazione insieme… quanto alla sua civiltà delle volte ho la sensazione che questa appartenga solo alle sue rovine più storiche, ecco perché gli angoli in cui amo rifugiarmi ultimamente sono lontani dalla città. Sono felice che questo angolino sia diventato più accogliente per te e chi passa di qua 🙂 Ti abbraccio forte forte come ormai siamo abituate a fare anche senza conoscerci!:-)

  • Sarà, ma io questo quadro un po’ rugantiniano della Roma che descrivi starei comunque e sempre delle ore a guardarlo!!
    Quello che eviterei volentieri è di doverci girare dentro per ore al giorno, con la mia auto.
    Certo se avessi un tuo maritozzo a tenermi compagnia…

    • Ma io questo quadro ‘rugantino’ non te lo consiglio neanche con i mezzi pubblici, ché allora rischieresti di odiare il prossimo tuo come ogni tanto succede a me, credimi! 🙂 Ad ogni modo dopo aver moltiplicato questi maritozzi un numero infinito di volte, grazie a questo post e per merito dei miei colleghi imboscati tra i miei ‘lettori’ 😀 ho scoperto che questi maritozzi erano più vicini a me di quanto immaginassi… ‘Roscioli’ praticamente proprio dietro l’angolo, ma ti rendi conto?

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