Lo stomaco della guerra

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“Tua nonna c’ha lo stomaco della guerra”

Mia madre se poteva, dirottava l’intenzione di seguire l’esempio di mia nonna con una frase ad hoc. Di quelle frasi in cui la ‘concisione di concetto’ sintetizza a mala pena, e senza dovizia di particolari, la storia della guerra insieme alla storia della fame e insieme alla storia di mia nonna. Appunto.

E allora pare che mia nonna ‘grazie a questa esperienza di guerra e di fame’, vissute per ovvi motivi anagrafici, poteva permettersi nella sua storia personale di friggere i peperoni e digerirli dal lunedì al venerdì, tutti i giorni della settimana e in tutti i momenti possibili di un pasto. E appunto a colazione, a pranzo, a merenda e a cena.

Il suo stomaco era lo stomaco della guerra e come aveva digerito la guerra digeriva peperoni fritti tout court e a tout à l’heure.

“Solo la fame non si digerisce”, diceva mia nonna. E anzi proprio la fame l’aveva abituata a digerire tutto e a non capire quelli come mia madre che di tante cose non digeriva proprio i suoi peperoni. Un fatto inspiegabile.

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“Tua madre non c’ha lo stomaco della guerra”

Mia nonna se poteva, dirottava l’intenzione di seguire l’esempio di mia madre con una frase ad hoc. Di quelle frasi in cui la ‘concisione di concetto’ sintetizza a dovere la storia fortunata di chi non si è incrociato con la storia della guerra né tanto meno con quella della fame. Tra tanti, mia madre ad esempio.

E allora pare che mia madre un giorno disse di non avere digerito di tante cose, proprio i peperoni di mia nonna, sua suocera. E, inutile dirlo, ci fu tensione. Ci fu tensione nell’aria, per strada e nei giorni a seguire, se non fosse stato per il manifestarsi di ben più chiari sintomi che annunciarono l’attesa di mio fratello e che sollevarono da ogni presunzione di peccato i peperoni fritti tout court e a tout à l’heure.

Si fece pace con i peperoni e per non abbandonare la nonna nell’impresa di digerirli in solitaria, in famiglia si cominciò a darle un cambio alternandoci nei giorni della settimana dal lunedì al venerdì e con dei turni speciali ad ogni pasto: a colazione, a pranzo, a merenda, a cena.

Tutti abbiamo imparato a mangiarli e a digerirli anche se sprovvisti dello stomaco della guerra e della storia che ci ha preceduti.

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Il giorno del suo centenario in mezzo ai nipoti dei nipoti e a zii e zie ignoti, che con l’ufficio di ‘commari’ e ‘compari’ di battesimi, cresime e matrimoni si erano aggiudicati una parentela, abbiamo festeggiato la sua immortalità.

Anche il sindaco si è scomodato per l’occasione, facendole recapitare addirittura un ‘croccante di mandorle’ a forma di cuore e di dimensioni così generose da farci pensare per un attimo di appenderlo al muro per chiunque volesse ammirarlo, ché metterlo sotto i denti non era pensabile vista l’età media dei parenti in visita.

E in realtà non so bene chi abbia mangiato e digerito quel croccante, ma quel che è certo è che il giorno in cui se ne andata, un’eredità ben pensata di peperoni fritti per la settimana ci aspettava tutti in cucina.

“Ma tu ce l’hai lo stomaco della guerra?” ho chiesto a mio marito il giorno in cui mi sono decisa finalmente a ‘cucinare con Ottolenghi’. Ma qualcosa è successo: ché pur essendomi chiaro che i peperoni andassero infornati insieme alle cipolle, senza capire come, né perché, mi sono ritrovata a friggerli. Ecco per fortuna Ottolenghi non era lì con me, mentre forse mia nonna si.

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I Sassi – Matera

E mia nonna con la scusa dei peperoni si è intrufolata veramente, non solo in una ricetta che non era di sua pertinenza, ma anche in un post che invece era dedicato alla città di Matera e i suoi sassi. 

Quest’anno mentre i greci ci attendevano sull’isola più isolata a nord del mare Egeo, le nostre esigenze sono mutate in modo imprevisto ma ‘senza punto ferire’ – avrebbe detto mia nonna. Ecco.

E così montati su un camper senza meta, ci siamo concessi l’ebrezza di raggiungerne più di una a partire da Matera.

Ho sempre immaginato Matera esattamente com’è: bianca e scolpita nella pietra da una luce accecante e da un tempo paziente.

Quello che però non avevo previsto è la vertigine del precipizio non appena lo sguardo ‘cade sui sassi’ e si intrufola e si perde nelle ‘case cavità’ della roccia: le chiamano case ‘grotta’ e si tratta di cunicoli e percorsi nello spazio più sotterraneo e nel tempo più antico della città.

Si potrebbe pensare di visitarla con un ‘filo di Arianna’ per non correre il rischio di allontanarsi troppo dalla città che oggi vive ‘sui sassi’ rispetto a quella che si nasconde ‘dentro gli stessi’, ma non è questo lo spirito di goderne. Ecco perché io ho deciso di perdermi imboccando senza pregiudizi di fatica il sali e scendi delle strade e delle scale, infinite.

Sono tornata in superficie, ormai troppo stanca per seguire nuove soluzioni di percorso, accontentandomi di ‘planare’ con lo sguardo da uno dei tanti belvederi sulla città che si accumula e inghiottisce chi la abita come chi la vede per la prima volta.  Questa è Matera.

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Ricetta Sfoglie di peperoni e uova al forno liberamente ispirata da “Jerusalem” di Yotam Ottolenghi

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Sfoglie di peperoni e uova la forno

Ingredienti per 4: 

  • 4 peperoni rossi di media misura
  • 3 piccole cipolle rosse
  • 6 cucchiai di olio evo
  • 250 gr di pasta sfoglia
  • 4 uova + un tuorlo per spennellare
  • sale e pepe qb
  • rosmarino e timo (facoltativi)

Procedimento: 

  • mondare i peperoni e le cipolle e affettarli a strisce nel senso della lunghezza.
  • disporli in una teglia da forno e condire con olio, sale, pepe, timo e rosmarino (io, colpa della mia educazione sentimentale, ho fritto i peperoni)
  • Infornare le verdure in forno preriscaldato a 200 C° in modalità ventilata.
  • non appena le verdure saranno cotte stendere la pasta sfoglia e tagliarla ricavando 4 quadrati.
  • spennellare i bordi di ciascuno di questi e nel centro trasferire una quantità di verdure necessaria a ricoprire ogni porzione.
  • Infornare nuovamente il tempo necessario che la pasta cominci a dorarsi.
  • non appena la pasta sfoglia risulterà cotta, su ogni porzione aprire un uovo facendo attenzione non fuoriesca dal bordo creato dalle verdure.
  • Infornare finché anche le uova non risulteranno cotte.
  • A questo punto sfornare e servire.   

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9 thoughts on “Lo stomaco della guerra

  • Aspettavo a gloria il tuo ritorno sugli schermi, e aspettavo soprattutto queste bellissime foto di Matera! Peperoni e uova per me sono coppia vincente, come anche pomodoro e uova (che risolvono sempre le cene post straordinario in ufficio)! Io penso di avere lo stomaco di tua nonna, perché davvero digerisco tutto e i peperoni te li mangio anche crudi!! Posso dire di avere lo stomaco della guerra!

    • Francesca mi sembra sia passato un secolo dall’ultima volta 🙂 mentre invece la tua presenza è ancora vicina vicina malgrado penso si debba recuperare al più presto!Immaginavo che questa ricetta ti sarebbe piaciuta, anzi ne ero certa: lo svezzamento di Brigida deve essere stato fenomenale 🙂 Qua ti si aspetta con peperoni e uova!

      • Lo svezzamento di mamma Brigida, ma soprattutto di nonna Pierina. Lei mi ha tirato su a ragù, cervello fritto e lumache in umido. Pensa te. Ho lo stomaco di ferro sì! E guai a non mangiare, nessuna alternativa, si prendeva quello che passava il convento! 😉 Arrivo presto.

  • Ho sempre pensato che uno stomaco abituato a digerire tutto fosse una cosa da tenere nascosta, quasi vergognandosene (retaggi dell’infanzia, un po’ come la piccola Toula Portokalos alle prese con la Moussaka), ma oggi la vedo in modo diverso. E anzi, penso che i peperoni fritti abbiano dato un gran bel valore aggiunto alla ricetta e probabilmente anche Ottolenghi sarebbe favorevole!
    Matera sembra un Presepe in scala reale e penso che dal vivo sia ancora più magico 🙂
    Bentrovata cara Laura!

    • Virginia bella quel film è uno di quelli che vedo e rivedo in ogni occasione possibile: lei che di tanti greci a disposizione sposa un vegetariano; la zia di lei che propone l’agnello come cibo adatto per i vegetariani; il padre capace di trovare etimologie greche ovunque, la nonna ancora in attesa della guerra contro i turchi, insomma quel film è meraviglia pura a partire dalla moussaka che in effetti io ho visto portare al mare da donne greche per tutta la famiglia e per qualunque vicino di ombrellone capitasse a tiro 🙂 Si crescere in famiglie così fortunatamente lascia un segno forte come un marchio alle volte imbarazzante, forse, ma in altre fondamentale per ritrovarsi 🙂 Ti abbraccio!

  • È bellissimo lo spaccato della tua vita come ce lo hai accomandato, la comicità naturale che esprimi con essi, mi fanno pensare alle commedie di Eduardo e Peppino

  • Ottolenghi è una garanzia. Come te. Come Matera e l’Egeo, come l’eterna “stomaco della guerra”. Io di guerre non ne ho vissute (sempre che non siano contemplate quelle con la bilancia, con spigoli, con ante e per ultime le cimici) solo una Rivoluzione liberatoria nel ’89. Ma ti assicuro che digerirei pure i Sassi di Matera. Forse qualche colpo inizio a perderlo anche io, o la mia digestione e poco importa se qualche volta i peperoni si ripropongono nel mezzo della notte, che per ricette così siamo sempre disposti al sacrificio di dormir seduti o in piedi se necessario.
    Bello fare tuffi nei tuoi ricordi.
    Un abbraccio

  • Non ho la presunzione di dire che io pure ho uno stomaco di guerra, diciamo da battaglia va’, ma quello che é vero é che nonostante certe cose siano un po’ più aggressive di altre, io le continuo a mangiare. Credo quindi che qualche turno da tua nonna al cospetto dei famigerati peperoni me li sarei fatto volentieri pure io.
    Fossi Ottolenghi io sarei lusingato di essere “liberamente interpretato” dalla talentuosa Laura di ricette&vicende (fu gambero russo- si può dire vero?!?)… alle 23,35 di questo settembre montrealese a dir poco infuocato, le tue sfoglie con i peperoni e l’uovo mi fanno una gola allucinante, sappilo.

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