Albicocche alla vaniglia

Albicocche alla vaniglia

C’è sempre un giorno d’estate in cui il tavolo della cucina si allunga e accoglie cesti di vario genere: frutta e spezie fresche restano in attesa una notte intera sul ‘da farsi’. E quella notte, io, non mi addormento mai. La mia mente resta vigile e ‘ripassa’, come in uno schema di gioco, le operazioni con cui dare inizio all’ “impresa” domestica, che in questi casi è sempre titanica, del giorno dopo. Così eccomi occhi sbarrati nel buio. E come prima cosa, mi ritrovo ‘imbottigliata’ nel pensiero dei barattoli: quelli da selezionare, quelli da sterilizzare, quelli da posizionare al sole, quelli da recuperare all’ultimo momento ‘chenonsisamai’ e, per ultimi, quelli ancora da lavare. Mi giro su un fianco e provo a chiudere gli occhi, ma penso alla frutta. In questi casi cadere addormentati, è possibile solo se si perde il conto di qualcosa: ‘pecore’ o qualcos’altro e nel mio caso si è trattato della sequenza delle mie intenzioni. Marmellate?composte?mostarde? frutta sciroppatafrutta sotto spirito?liquori? Ecco dietro i punti di domanda, io, mi addormento sempre. Io, i punti di domanda li rimando sempre al giorno dopo.

E giorno dopo, infatti, una strana forza e operosità, forse covata una notte intera, mi guida e io so perfettamente con cosa cominciare. Le marmellate in questi casi hanno sempre una precedenza, perché il tempo che la frutta impiega a sfaldarsi nei pentoloni di conserva è lo stesso tempo che investo a invasare la frutta che non cuoce: quella cioè che resta al sole a caramellare per un po’. Ecco il facile trattamento delle albicocche aromatizzate alla vaniglia, e apparentemente sciroppate, è avvenuto precisamente nell’intermezzo tra una marmellata di albicocche al rosmarino (che non ci facciamo mancare più!) e una composta di pere speziata allo zenzero e limoni verdi.

Si tratta di una preparazione veloce, già sperimentata l’anno scorso con le more di gelso, e che richiede semplicemente di condire la frutta con lo zucchero, se si vuole si può lasciarla macerare per un po’ nel frigo o magari al sole, ma anche no. Infatti lo zucchero comunque diventa sciroppo nel corso dell’ebollizione dei barattoli, all’interno dei pentoloni. Eccola allora una variante veloce, della frutta sciroppata. Esattamente a questa pratica ho destinato le amarene e le albicocche più sode. Per quest’ultime ho scelto l’aroma della vaniglia.

La ricetta è sicuramente molto versatile e si presta a piacevoli abbinamenti: prugne e cannella, ad esempio, o pere e zenzero, ma anche amarene e bucce di limone, mica male!

Ricetta rivisitata per le quantità di zucchero e tratta da “Conserve fatte in casa” di Gilles e Laurence Lauredon 

Albicocche alla vaniglia

Ingredienti (per ogni barattolo da un litro): 1,2 Kg di albicocche mature ma sode; 4-5 mandorle estratte dai noccioli delle albicocche; succo di 1 limone; 1 baccello di vaniglia; 6-7 cucchiai di zucchero di canna (se si lascia macerare un po’ al sole la frutta è meglio perché così si può correggere, in itinere, il livello di sciroppo formato aggiungendo altro zucchero: questo solo nel caso in cui il livello del succo fosse inferiore a quello della frutta).

Procedimento: lavare i barattoli e sterilizzarli in acqua, in ebollizione, per 10’. Nel frattempo lavare con cura e asciugare le albicocche. Aprirle a metà e conservare i noccioli. Questi ultimi dovranno essere spaccati per estrarre le mandorle contenute all’interno.

Subito dopo inserire nei barattoli le albicocche, le mandorle, la vaniglia, il succo del limone, lo zucchero. Chiudere ermeticamente.

A questo punto se si desidera è possibile lasciar macerare al sole giusto il tempo che lo zucchero impiega a sciogliersi o immergere da subito i barattoli in una grande pentola piena d’acqua.

Quindi portare a ebollizione. Lasciar bollire per un quarto d’ora circa, facendo poi raffreddare i barattoli nella pentola. Riporre in un luogo fresco e al riparo dalla luce.

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6 thoughts on “Albicocche alla vaniglia

  • Ecco, vedi, ho trovato un modo per vincere le notti insonni o rumorose che qui spesso si vivono, ahaha: mi metto a invasare frutta! 😀 Oppure vengo a citofonarti e le facciamo insieme, aspettando l’ora della colazione!
    Amo tutti gli abbinamenti che ci proponi ma l’idea di amarene e bucce di limone mi ha già attivato la mente…
    A presto-issimo!
    ps: solo tu puoi scrivere “in itinere” in una ricetta, ti adoro! 😀

  • Rende bene l’idea questa tua immagine: i cesti a terra, che ti tocca fare lo slalom per passare da un angolo all’altro della cucina, i pensieri sul cuscino, perchè ci sarà da trovare il modo migliore per ricordare con grazia quel che resta dell’estate… vivo con te a qualche chilometro di distanza questa tradizione e mi chiedo da cosa scaturisca questa voglia di ripetere il rito tutte le stagioni, dato che in famiglia non ricordo che mia madre lo facesse poi più di tanto.
    Forse è un ricordo moderno, quotidiano,che mi lega a chi come te lascia cadere i pensieri insieme alla polpa di vaniglia dentro a vasi trasparenti…anche solo per ritrovarsi lì, qualche mese più tardi, quando l’orizzonte sembra meno limpido di ora!
    Un abbraccio!

  • Manuela
    Esatto non solo l’idea dello slalom rende l’idea 🙂 ma anche la domanda che ti accompagna è la stessa che mi da la caccia: ma noi questa voglia e questa sovrumana pazienza da chi l’abbiamo presa in prestito?da chi l’abbiamo ereditata?tutte queste operazioni che ne comprendono tante altre come lo sterilizzare, invasare, ribollire, conservare nei luoghi più adatti, hanno a che fare con un’esperienza che in genere si tramanda… e io devo ancora capire in quale punto preciso del mio istinto riposa tutta questa ‘premura’ che è antica 🙂 Ti mando un bacio grande!

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