Alta quota

biscotti sacher

“Vorrei leggere un libro sulle oche, per non sentirne la mancanza… delle oche” Ho detto a mio marito, quando mi ha convinta ad andare in Abruzzo. 

Così quando il corriere si è presentato al cancello di casa con un libro sull’argomento, siamo montati sul camper alla volta del Gran Sasso. 

Delle case in cui ho abitato in Abruzzo sono certa di aver sempre visto la Maiella, minacciosa man mano che si sale per una strada tutta curve dal lago di Casoli fino a Fara San Martino e oltre. 

Del Gran Sasso, invece, quello che ricordo è soprattutto la fisionomia favolistica con cui i locali preferiscono indicarlo: la bella addormentata e basta. Nel senso che basta e avanza a rendere l’idea dello spettacolo che è.

Perché in effetti dal porto di Pescara, o all’imbocco dell’asse attrezzato per Chieti, quello che si vede, e che si è certi di vedere nelle giornate di cielo terso, è l’inconfondibile linea del profilo di una donna che dorme. Bella è bella per gli abruzzesi che l’amano da sempre, per chi la scorge la prima volta è un colpo di fulmine.

Comunque io sulle creste del Gran Sasso non ci sono mai salita. Così l’ho fatto, con un libro sulle oche sotto il braccio che si è rivelato utilissimo a considerare la vita tutta da un alto punto di vista.  

Veramente utilissimo come sempre è anche il mio terzo occhio: e cioè la macchina fotografica da cui non mi sono separata neanche questa volta e neanche alla prima esperienza in seggiovia: “Mi raccomando porta la macchina fotografica… così non soffri di vertigini” mi ha detto mio marito. 

A ognuno i propri rimedi e in effetti negli anni si è capito che il mio, contro vertigini e paura del vuoto, sia proprio quello di guardare attraverso un obiettivo.  

E in effetti il vuoto c’era e mi ha circondato più volte senza che io me ne sia accorta: come quando ho fotografato la cabina della funivia di Assergi nello stretto passaggio dei due fianchi della montagna o come quando a valle ho immortalato lo spettacolo del passaggio dei cavalli allo stato brado. 

A proposito di questi ultimi, ma anche di tanti altri animali, proprio il libro sulle oche mi ha rivelato che possono considerarsi ‘superiori’ tutti quegli animali dotati di una vivace attività mentale, purché posti in una condizione di una libertà illimitata. 

Nel mio Abruzzo paesaggi a perdita d’occhio sembrano in effetti prometterla tutta questa libertà, e io  l’ho trovata e ritrovata soprattutto a 2388 metri d’altezza sul Rifugio Duca degli Abruzzi. Quello che non sospettavo dopo la fatica, e a parte un’aria freschissima da capogiro, è stata una gran voglia di salire ancora per non fermarmi più. 

gran sasso

lui

mucche

seggiovia

cavalli

rifugio Duca degli Abruzzi

seggiovia gran sasso

tende

mucche abruzzesi

seggiovia assergi

Rocca Calascio

E infatti c’era una foto che desideravo fare di nuove ascese e nuovi orizzonti ecco perché in un orario poco favorevole alla salita mi sono ritrovata sul sasso più alto dell’ultima rocca di Rocca Calascio. Non era il castello, ma la Chiesa di Santa Maria della Pietà la meta. 

Il desiderio era quello di verificare l’esistenza di una meteora anche in Abruzzo: perché la suggestione di vedere Santa Maria della Pietà è stata proprio la stessa che ho provato in Grecia quando ho visto la prima volta ‘i monasteri in aria’ della Tessaglia conosciuti come Meteore. 

Non penso di essere riuscita a catturare la sensazione dell’abisso che avrei voluto sorprendere, ma quello si sa, non si fa acciuffare facilmente e infatti ci sarebbe voluto più tempo e la luce giusta o forse sarebbe bastato il coraggio di salire sul sasso più in alto del mio. E tutto questo invece è mancato.

rocca calascio

“L’anello di re Salomone” 

oche

Sta scritto da qualche parte che con l’aiuto di un anello magico re Salomone parlasse con i quadrupedi, con gli uccelli, con i pesci e con i vermi. Veramente anche io parlo con gli animali, seppure non con tutti, seppure senza anello. 

Su per giù l’estate, Abruzzo a parte, se n’è andata così: soprattutto nel giardino di casa. 

Come in quei film di Bertolucci in cui gli spazi domestici si prestano all’avventura di nuove mete da raggiungere senza mettere mai il naso fuori dalla porta casa. E’andata avanti così per un po’ finché è durata, poi quando anche con il cane e il gatto si sono esauriti tutti i discorsi possibili ci siamo dati ai pennuti. 

Il disegno originario era prima l’uovo della gallina, ma per avere il primo è stata necessaria la seconda e così oltre a Vanda (il cane), Ada (il gatto) e me (la peggior razza) si sono aggiunte al gruppo di femmine, due fiere pennute di fulva schiatta: Palmira e Ottavia. 

Da una delle due, e sicuramente da Palmira la nostra preferita, l’uovo è pure arrivato per un certo periodo di tempo, fino al dato giorno in cui sono arrivati anche i cani del vicino, lasciandoci con una manciata di piume nel giardino e il ricordo delle galline che furono. Era il 30 giugno, il giorno del mio compleanno. 

“Non sarà un brutto presagio?” ho chiesto la sera al telefono a Sesé.

“Ci vogliono due oche” è stata la risposta.

Selene è Sesé dai tempi della stanza n.20, durante la sessione estiva studiavamo in cortile in attesa dei nostri compleanni a cinque giorni di distanza l’uno dall’altro. Il leitmotiv delle nostre conversazioni negli anni non è cambiato e ancora oggi è molto simile a quel detto che dice : “Non parlarmi, non ti sento”. 

E infatti io per giorni, mentre organizzavamo il nostro incontro, ho continuato a piangere le mie galline e per giorni lei ha continuato a parlarmi di oche. Nessuna connessione eppure le oche sono arrivate. 

Esattamente sono scese dalla macchina insieme a Sesé e alle due sue figlie e ad un marito molto arrabbiato per essere stato costretto a viaggiare dalle Marche fino al Lazio con due pennuti in macchina. 

E’ cominciata così una nuova avventura di studio al nuovo mondo di pennuti: se ti prendi cura di loro e ci parli ti seguiranno ovunque, mi dice Sesè, e in effetti così è stato: soprattutto “ovunque’.

Una questione di ‘imprinting’ che loro avrebbero dovuto avere con me: quello che sospetto io invece sia accaduto il contrario. Se ne è convinto anche mio marito quando a brucia pelo si è sentito dire: “Prima o poi dovremo insegnargli a volare…”

Insomma e in sostanza, quello che è successo è che loro hanno cominciato a crescere, io a regredire. Loro ogni giorno che passa diventano più domestiche, io più selvatica. Maurizia mi dice che è il bello di uno scambio culturale senza ritorno. Ultimamente ho passato molto tempo con Maurizia, lei mi racconta tante cose di quando dalla città si è ritrovata in campagna: prima l’euforia per l’orto, poi l’euforia per gli animali. 

Gli occhi le brillano sempre quando ricorda come è andata e ride anche al ricordo delle critiche delle amiche di sempre: “…adesso fai anche il bidè alle papere?” E ride e ride alla parola bidè perché è troppo comica per essere un’offesa. 

Così: “Benvenuta, adesso fai anche tu il bidè alle papere” mi ha detto col fiero piglio di chi nella vita si è molto divertita.

Il punto della situazione

sacher cookie portrait

biscotti arrotolati

Così eccomi al punto della situazione: che un’estate di mancato mare potesse farmi ritrovare in alta quota a respirare l’aria fresca di nuovi orizzonti io non l’avrei immaginato, eppure. 

Anche in cucina ci sono state tante evoluzioni anche se poi le ricette di cui preferisco parlare sono sempre le stesse: dolci e arrotolate sulla medesima vicenda di sempre che a casa nostra è quasi sempre una marmellata estiva. 

Si tratta del solito biscotto strudel ormai moltiplicato e declinato ogni volta in più versioni: ogni volta che in dispensa si presenta un barattolo di marmellata da onorare e infatti noi l’abbiamo fatto anche questa volta.

sacher strudel

Ricetta biscotti sacher

Ingredienti: 

  • 300 gr di farina
  • 100 gr di zucchero 
  • 80 gr di burro
  • 1 uovo
  • 1 tazzina di latte
  • 1 cucchiaino di bicarbonato
  • 1 cucchiaio di succo di limone
  • 1 pizzico di sale
  • 1 cucchiaio di cacao amaro

Per completare

  • marmellata di albicocche
  • 1 albume

Procedimento:

  • Impastare tutti gli ingredienti indicati e formare un panetto;
  • Stenderlo cercando di dargli il più possibile una forma rettangolare;
  • ricoprire la superficie con la marmellata che si preferisce e arrotolarlo (in questo caso viste le quantità, verranno fuori due rotoli di pasta)
  • Spennellare la superficie del rotolo con l’albume e infornate a 180 °C per 40′. Lasciar raffreddare il dolce prima di tagliarlo a tranci.  

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8 thoughts on “Alta quota

  • Laura, mi hai incantato con la tua storia e queste foto ad alta quota. E io che sono anni che rimando la Montagna d’estate…forse per paura di quelle vertigini che mi irrigidiscono fin da piccola ma che continuano ad attrarmi senza sosta. Così vado avanti sognando la montagna e tutto ciò che ne deriva, dall’aria fresca nelle narici, agli spazi che sembrano infiniti, al senso di libertà . Mi hai però dato un ottimo spunto su come combattere le vertigini. Penso che ti prenderò in parola. Mi spiace per le galline, le trovavo perfette nel tuo contesto, ma anche le nuove arrivate sembrano siano lì con te da sempre. Ti mando un grosso abbraccio.
    Francesca

    • Francesca tu devi andare in montagna!Io sono certa che i tuoi occhi si allagherebbero mangiando colori e orizzonti: è proprio il genere di paesaggio che un’amante della fotografia come te si divertirebbe a fotografare da ogni angolazione possibile… che è esattamente quello che è successo a me 😀 So che se te lo dico mi crederai sulla parola, quindi non resta che tu e Andrea andiate!Per Palmira e Ottavia lo conosci il Russo: vuoi che mi abbia privato del piacere delle galline? il giorno dopo in giardino c’erano Ottavia e Palmira bis e ce ne sarebbero state altre se non avessi convinto il vicino a legare i suoi cani invece di regalarmene altre due 😀 Si ovviamente mi è dispiaciuto tanto lo stesso per le prime. Ti mando un grande abbraccio anche io!

  • Quando ero bambina la vacanza estiva era la montagna…. Al mare andavamo il fine settimana con mamma e nonna (che era troppo figa camminando tutta bella baldanzosa con le sue alghe marine verdi curative sulle spalle!), ma la vacanza vera, quella per la quale devi preparare la valigia, era la montagna…. La Valtellina e nello specifico Santa Caterina Valfurva, sempre…. ”stessa spiaggia stesso mare” come si suol dire…
    Ho ancora davanti agli occhi i sentieri, le marmotte, il verde intenso, i laghi, i fiumi dove immergere le mani e bere l’acqua fredda e … mio padre, accovacciato dentro la cabina della funivia con le mani a chiudersi gli occhi e a non guardare fuori per paura… Io invece, neanche a dirlo, il naso attaccato al vetro.
    Adoro la montagna d’estate, adoro camminare, anche se le salite poco si confanno alla mia schiena, adoro l’aria che si respira e anche quando piove e fa freddo e non puoi andare a fare i percorsi, ne amo la pace, la solitudine, il silenzio, il perdersi dello sguardo… Ora per me ”gli spazi domestici si prestano ad avventure con mete da raggiungere senza mai mettere il naso fuori di casa”….. ma va bene così… è divertente anche così…
    ”Il Gran Sasso e la Maiella” li si imparava così alle elementari durante l’ora di geografia i nomi delle montagne regionali ed è bellissimo che molti elementi geografici, abbiano delle aggettivazioni femminili, per gli abitanti autoctoni … Anche per i siciliani l’Etna è ”la Montagna”, femmina….

    “Quello che non sospettavo dopo la fatica, e a parte un’aria freschissima da capogiro, è stata una gran voglia di salire ancora per non fermarmi più.” Dì la verità… non l’avresti mai creso vero? 😉
    Io più ti leggo e più ti leggerei Laurè e fai tutti i biscotti strudel che ti pare, onora tutti vasetti di marmelle che hai in dispensa, perché…. io sono qui pronta, con farina, burro, uova e, ovviamente, marmelle… <3
    Grazie per avermi portata su fin quasi a 3000 metri con te, per avermi fatta immergere in questi spazi ampi e senza confini, LIBERI <3 … mi hai fatta RESPIRARE!
    ps: non mollare le oche eh?!
    😉 .
    Bentornata.
    Manù.

    • Manù non ti nascondo che anche io ‘non avrei mai creso’ di riuscire a pubblicare questo post: per la prima volta mi sono ritrovata con un’estate piena di novità e senza mare, una cosa che pensavo mi avrebbe privata del piacere di raccontarmi e invece chi l’avrebbe ‘creso’?:-D

      Si che tu fossi da montagna io lo sapevo, e anzi, io ti vedo perfetta anche nei boschi con un cestino in mano in cerca di cose buone, giusto?
      Si Manù quando una ci ha mina a palla tutta l’estate che fai non l’arrotoli un biscotto anche se è quello di sempre?Questo biscotto lo faccio continuamente perchè è perfetto anche per quell’altro piacere dell’inzuppo nel caffè e latte della colazione… rinviene che è una bellezza!
      Manù anche a me piace tanto leggerti quando mi racconti e mi racconti 😉

  • E’ che tu mi emozioni.
    Ed è proprio così: “Ancor di più mi piace raccontare, perché quando comincio a farlo non so mai dove andrò a parare e quale nuova storia attende laggiù un nuovo inizio.”
    Di certo però sappiamo che darà emozioni. E non è da tutti.

    Grazie Laura.

    • Milena io ti ringrazio tanto tanto tanto, perché io delle volte perso che ‘il fin della meraviglia’ sia un po’ di tutti quelli che scrivono… ma oggi in mezzo a questi tutti io delle volte mi chiedo: “ci riuscirò sempre o almeno ogni volta?” E tu mi dici di si e allora non sai che felicità mi regali.

  • Eccoli qui i tuoi deliziosi biscotti arrotolati!! 🙂 Da provare senza ombra di dubbio! Sempre bello passare del tempo qui, leggere rapita i tuoi racconti, la tua scrittura arriva dritta al punto, brillante ed originale come le tue foto bellissime!
    A presto, Ila.

    • Ilaria quando ho visto la tua versione marmellata e noci su ig non ho resistito e sono passata anche io a trovarti, che belle le tue foto intime e ospitali: mi piace ultimamente rintracciare nelle foto proprio l’idea di una ‘ospitalità’, un aspetto che, secondo me, nel mare magno di ambientazioni e scenografie della food fotografia è sempre un valore aggiunto e che nelle tue io ritrovo sempre! 😀

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