Se qualcosa succederà, lo dirà la cupola…

Pizza di pasqua abruzzese

Rea confessa ecco la verità: in effetti non sono certa che la farina fosse ‘di forza’ e la ‘previsione’ del palloncino glutinino che perde aria da un buchino impercettibile forse si è compiuta, proprio come in questi casi si compie. Ad ogni modo è un venerdì sera.

Gabila, al telefono, mi rivela l’esistenza di questo benedetto ‘palloncino glutinico’ di cui, lo ammetto vorrei sapere di più se solo avessi più tempo, se solo non fossi attesa in quell’antica birreria peroni in cui una donna soprattutto dovrebbe sapere cosa ordina quando richiede la ‘specialità’ della casa.

Così cammino sotto e sopra sul ciglio del marciapiede di fronte, rimproverandomi la farina manitoba che avrei dovuto comprare per risolvere, più che altro, una questione di ‘forza’ tra me e la lievitazione della mia prima pizza di Pasqua. Ma è troppo tardi. Ho impastato tutto prima di uscire: di gran furia come tutte le cose che faccio quando mi convinco che la fortuna è sempre dalla parte degli audaci. 

Sono già in ascensore mentre stacco resti di un impasto troppo appiccicoso da un dito. E mi interrogo:  “Ma si sarà incordato?” 

Perché c’è stato un momento in cui ho desiderato così tanto che l’impasto s’incordasse che sono certa di averlo visto così: ‘finalmente incordato?’ O incordato ‘forse’? 

Ma fuori di casa, non sono più sicura di niente. E in ogni caso è troppo tardi.

“Se qualcosa succederà, te lo dirà la cupola…”

pizza di pasqua abruzzese

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pizza di pasqua abruzzese

pizza di pasqua abruzzese

pizza di pasqua abruzzese

pizza di pasqua abruzzese

“Se qualcosa succederà, te lo dirà la cupola…” – mi dice Gabila, incoraggiandomi a sperare che potrei sempre raggiungere la sommità delle cose. Chi può dire, con assoluta certezza, il contrario? 

E’ venerdì sera, i propositi della serata si stanno più o meno compiendo tutti: una pizza di Pasqua, tanto per dirne una. E anche una libera uscita, per dirne un’altra: per me che sono finalmente fuori casa, a cena fuori e fuori dalle solite azioni della settimana.  

Tutto sommato sono felice proprio come quando è venerdì e cucina e vita sociale tornano a incontrarsi.

Siamo diretti in quell’antica birreria peroni in cui mi piace ordinare sempre lo stesso piatto di crauti e salsiccia, come tradizione storica del posto vuole. 

In realtà i mariti, che ne sanno più di noi mogli non autoctone, ci spiegano cosa accade se una turista poco avveduta o una povera sciagurata si ritrovano ad ordinare proprio la ‘specialità’ della casa. Ma la verità è che io e Carla siamo troppo indaffarate a farci i complimenti a vicenda per dare retta alle chiacchiere di quel preciso momento.

Prima che arrivi il cameriere, penso che quello che vorrei è una sorsata ghiacciata di birra fresca che mi schiarisca dal pessimismo non lievitante di tutta l’impresa pasquale che ho lasciato a casa fidando nell’autolisi. 

E in effetti una birra ghiacciata arriva. 

Penso allora che ‘cupola-non cupola’, il sapore dovrebbe essere buono proprio come quello della Pasqua in Abruzzo, dell’anice sotto i denti e delle bucce d’arancio tritate finemente al coltello.

Ripasso a mente tutti gli ingredienti per non essere più funestata dal pensiero di aver sbagliato qualcosa: le dosi, i passaggi, le formule di rito. 

Ecco e in un momento di ottimismo e distrazione, ordino la ‘specialità’ della casa: perché il sorriso del cameriere mi incoraggia come il fatto che anche Carla abbia ordinato la stessa cosa.

A questo punto a chi volesse festeggiare l’arrivo della Santa Pasqua con una pizza della tradizione abruzzese, mi limiterò a consigliare una farina di forza, a meno che non si sia dotati di formule pagane, utili contro  cupole reticenti a lievitare, qualunque sia stata la condizione di partenza. 

A tutti quelli invece che per la Santa Pasqua gradiranno un giro nella capitale e che, in special modo, vorranno ristorarsi con la specialità dell’antica birreria peroni, lasciate ogni pudore sul ciglio del marciapiede difronte dove anche il mio, da venerdì, riposa in pace.   

pizza di pasqua abruzzese

Ricetta della pizza di Pasqua abruzzese

(liberamente ispirata a quella delle mie amiche Gabila e Luigina)

Ingredienti:

  • 100 ml acqua
  • 150 gr  licoli rinfrescato (o 12 g di lievito di birra)
  • 500 gr di farina di forza (Manitoba)
  • 150 gr di zucchero semolato
  • 4 uova temperatura ambiente (tuorli e albumi separati) 
  • 80 gr di strutto
  • 2 cucchiai di liquore d’anice
  • la scorza di 1 arancia non trattata
  • 2 cucchiai di semini di anice
  • 1 pizzico di sale 

per la glassa:

  • 160 gr di zucchero a velo
  • 3 cucchiai di limone 
  • zuccherini colorati q.b.

Procedimento:

  • Separate i tuorli dagli albumi e lasciate da parte.
  • Nella ciotola dell’ impastatrice, sciogliere il lievito rinfrescato nell’acqua l’acqua.
  • Aggiungere la farina, lo zucchero, gli albumi, il liquore, la scorza d’arancio, i semi di anice.
  • Con il gancio iniziare ad impastare e appena l’ impasto prende corpo aggiungere il sale e i tuorli uno alla volta.
  • Incordare l’ impasto e poi poco alla volta incorporare lo strutto.
  • Incordate il tutto.
  • L’impasto risulterà appiccicoso, quindi disporlo su un piano di lavoro pulito e con le mani leggermente unte, cercando di dare una serie di pieghe, almeno tre.
  • Formare una palla e adagiatela in un recipiente capiente unto con la chiusura verso il basso, avendo cura di coprire con della pellicola per alimenti.
  • Lasciare lievitare fino al raddoppio lasciando il recipiente in un luogo caldo e lontano da correnti d’ aria, il forno spento con la luce accesa sarà perfetto.
  • Al termine della prima lievitazione,  rovesciare l’ impasto su un piano pulito e con le mani unte ripete un giro di pieghe.
  • Una volta data la forma di palla, adagiare l’impasto  nello stampo con la chiusura rivolta verso il basso (nel caso di uno stampo grande), altrimenti dividere l’impasto in due e collocarlo in due stampi più piccoli (vedi quello della foto). 
  • Lasciate lievitare in forno spento, coperto, fino a quando non raggiunge il bordo dello stampo (io ho lasciato lievitare tutta la notte).
  • Preriscaldate il forno a 180 °C e infornate mettendo la Pizza sul ripiano più basso del forno.
  • Prima di chiudere lo sportello però versate sul fondo del forno poca acqua (un bicchiere sarà sufficiente), servirà a formare vapore.
  • Far cuocere per 45 minuti circa. La Pizza dovrà risultare bella dorata in superficie.
  • Sfornare e lasciar raffreddare.
  • Nel frattempo mescolate lo zucchero con il succo del limone, si otterrà la glassa da versare superficie della Pizza di Pasqua; distribuire gli zuccherini sopra e lasciate indurire completamente prima di tagliare.

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7 thoughts on “Se qualcosa succederà, lo dirà la cupola…

  • Ogni volta che entro e apro la porta (Cioè prima apro poi entro) so già che sarà meraviglioso, che la lettura delle tue vicende mi catapulterà sicuramente in qualche episodio della mia rocambolesca esistenza..ed infatti eccola lì… sicura e poi titubante ad ogni esame dell’università..che tu ti domandavi se l’impasto era incordato ed io se la formula del glucosio avevo imparato..
    Tu ripassi gli ingredienti ed io tutte le vitamine… che “se qualcosa succederà lo dirà la cupola” suona come il “se andrà bene manu lo vedrai alla fine” che mi ripeteva sempre mia mamma la mattina dell’esame mentre io sveglia dalle 5 facevo il solco camminando avanti e indietro ripetendo a voce alta come una povera signora anziana dice il Rosario (con tutto il rispetto per la signora ed il Rosario) e rimproverandomi perché Non avevo ripassato bene la formula di quel composto…e poi fuori dal portone di casa,mentre vedo solo lettere e stanghette ed elevamenti a potenza, non sono più sicura di niente..Però alla fine formula o non formula mi dico che andrà bene comunque e finirà comunque…e va..
    Secondo me nonostante la poca forza sta pizza è una BOMBA Laurè.. una BOM-BA..e Dio solo sa quanto vorrei essere lì a rubartene una fetta alla faccia del bicarbonato di sodio per dirla alla Totò, la cui formula ancora mi ricordo ..(vedi ben che andò ben) ..
    secondo me lei ha sentito che doveva esserti alleata, la pizza intendo, che anche se non c’era la farina americana, la stava su li stess (avrebbe detto nonna!) e la forza ce l’aveva, da qualche parte la trovava e s’è incordata, è lievitata, ha fatto quella roba del palloncino ed è esplosa in una BOMBA di bontà..
    Che scemenze sto scrivendo alle 20 e 08 di sera? …
    Vabbè! Io non so se mi diventerò, coi lievitati, forza o no, non sono molto amica (e posso dire venti rosari, camminare sulle punte, ballare su un piede e pregare il Dio dei lieviti che sta sicura con me non lievita), però non si sa mai…chi può dirlo?
    “Se succederà qualcosa lo dirà la cupola”…
    La Gabi è l’Olidevoto per noi povere mortali….
    Sei toppissima Laurè..
    E viva i crauti con la salsiccia….
    Un abbraccio e se non ci si risente su sti schermi Buona Pasqua!
    Manù

    • Manù, ma questa formula del glucosio?:-D
      “Il se andrà bene, lo vediamo alla fine” mi piace ed è una frase che potrei dire io stessa… o forse è la frase con cui sono addirittura andata avanti da quando ho cominciato a sentire il peso dei miei desideri, delle mie scelte e delle mie azioni… ci vorrebbe la formula del glucosio anche qua, Manù, per essere certi che tutto sarà dolce, soprattutto alla fine 😀

      E io chissà che darei per offrirti una fetta Manù, che la pizza è con quello strutto fatto grazie alla cotenna del bel Michele che proprio ieri ho rivisto grazie al fatto che le galline hanno ricominciato a fare l’uovo 😀
      Tu dici che le galline sentono l’arrivo della Pasqua?come noi delle uova, soprattutto a Pasqua?

      Manù cara, lievitati o non lievitati io ti auguro una Pasqua ‘manitoba’ così da non dover aspettare troppo cosa ci riserverà la cupola!:-D e viva sempre crauti e salsiccia!;-)

      Un abbraccio!

      • Ma vuoi che non lo avevo capito che lo strutto era proprio quelLO STRUTTO lì ? che appena l’ho letto nella lista degli ingredienti mi è venuta proprio in mente la tua frode alla signora del sapone e soprattutto mi è venuto in mente il BEL Michele… ..
        Secondo me sì… Le galline a ‘na certa se danno ‘na svegliata e fanno uova a manetta… Pure io ho ripreso ad acquistarle dalle mie spacciatrici di frutta per marmelle,che hanno pure le galline e, adesso,me ne portano sempre 12… con mia grande felicità..
        C6H12O6 tale e è la fantomatica formula di quell’ignobile elemento che nun m’ha fatto dormì, perchè non è tanto la scrittura, come vedi si ricorda abbastanza bene,quanto proprio il disegno della struttura chimica, quindi chi è legato a cosa (maro’ sto a fa un macello).. vabbè a noi nun ce interessa, sicuramente, il grado zuccherino è giustissimo ed io nella Pasqua ‘maintoba’ ce salto sopra come il Babbo Natale nella famosa pubblicità del Pandoro ‘buttati che è morbido’..
        Grazie mille..
        Buone vacanze e di nuovo buona Pasqua..
        ps: sia mai che ce se vede davvero..
        Manù

  • Ecco che la Manu si è presa il primo posto (cosa che a me fa sempre un sacco piacere….)!!! Ma Laura….ascoltami bene…la cosa certa è che voglio perdere la mia dignità pure io e farmi la specialità dalla casa magari in tua compagnia e delle altre nostre coinquiline..poi nessuno può perdere la speranza perchè i conti a casa mia si fanno sempre alla fine<3 CUPOLA spazialeeeeee!

    • E io ti ci porterò presto sul luogo in cui ogni remora e pudore se ne andranno via a braccetto 😀 io ovviamente tornerò sul solito piatto di crauti e salsicce perché sto ancora smaltendo il livido rossore paonazzo che da quella sera mi accompagna proprio sulle gote 😀

    • Milena cara e io mentre leggo il tuo commento lo sento tutto il calore del tuo abbraccio 😀 credimi!Mi regali un bel sorriso che mi fa bene. Ti abbraccio forte anche io e grazie mille per la tua presenza e il tuo affetto!

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