Per esattezza esattamente

cazzarielli abruzzesi

Una famiglia tutta uguale nei volti, tutta uguale nelle inclinazioni è soprattutto una famiglia come la mia. 

Una specie di mania ci contraddistingue nella pratica di non alterare troppo il presente dal passato. Là dove possibile controlliamo il futuro: a tu per tu gli chiediamo di non cambiare troppo l’esistenza a cui ci siamo abituati. 

Essenzialmente siamo fatti così, ci teniamo a rimanere uno l’erede dell’altro: nelle abitudini come nelle occupazioni insolite che ci definiscono e che hanno definito quelli prima di noi. 

Occupazioni insolite

Ecco perché in genere io, se posso, gli gnocchi li conto. Prima di me li contava mia nonna e prima  di lei qualcun altro deve averlo fatto, anche se quello che non è mai pervenuto è il motivo. 

Così per fiducia e devozione ad una pratica famigliare che si rispetta, l’ultima volta  ne ho contati e ricontati duecentoquaranta. In questi casi il conteggio ha sempre un prima e un dopo: prima si contano per conoscere il numero esatto, poi si ricontano per verificare se il numero è esatto. L’esattezza è la nostra aspirazione.

“Cazzarielli”

Questa volta però gli gnocchi non sono quelli di patate di mia madre e di mia nonna, questa volta gli gnocchi sono quelli di un paese che ha più gradi di parentela con me che col resto di tutta la mia sacra famiglia pescarese. 

A Casoli li chiamano ‘cazzarielli’ e non li rigano, mentre io lo faccio. E li chiamo pure gnocchi di semola, perché mi vergogno meno.  

Casoli è stato il mio paese, ma anche lo spazio e il tempo in cui mi sono vergognata di più di quello che avrei voluto dire e fare e che non avevo il coraggio di dire e fare in assoluta libertà.  

Ecco perché se c’era da chiamarli in qualche modo, io preferivo dire gnocchi di semola che ‘cazzarielli’I perché di tanta inibizione sono sempre stati un affar mio che tentavo di sbrogliare con l’aiuto di qualche “forse”: 

“Forse sarò io, la bigotta?O forse saranno i ‘cazzarielli’ ad avere un nome fuori dalla grazia di Dio?” 

E in effetti all’asilo dalle suore, suor Consilia si guardava bene dal chiamarli ‘cazzarielli’ quando li serviva nei nostri piatti. 

“Forse” perché dopo un padre nostro, prima di pranzo, chiamare in tavola e a gran voce i ‘cazzarielli’ era peccato? E “forse”, ma soprattutto ‘forse’ per lei, lo era. 

C’è anche da dire che a Casoli, un amabil rito li avrebbe serviti con fagioli e mangiati al cucchiaio, ma con un sugo di salsiccia e una forchetta io li preferisco sempre. Una scelta che nell’uso anglofono può definirsi “comfort zone” ma, se ho capito bene, anche “dieta a zona”.

Una ‘zona’ di conforto

La verità è che ultimamente tutto mi sembra dietetico e confortevole a prescindere, soprattutto da quando ho letto da qualche parte che può considerarsi equilibrato un pasto con l’infallibile trinità: carboidrati, proteine e grassi.

Un pasto così mia nonna lo avrebbe chiamato semplicemente ‘piatto unico’ e cioè di quelli in cui c’è tutto: primo, secondo e contorno e benessere compreso. Invece oggi la chiamano dieta a zona. E allora io mi sono messa “dieta”.

Lui chi è?

Lui è Ramòn: è convinto di essere infallibile perché spara con un fucile e invece poi finisce stesso a terra da un uomo con la pistola. Cose che capitano anche solo per “un pugno di dollari”.

“Tu sai chi è Ramòn?” – ho chiesto a mio marito la prima volta che ci siamo rivolti la parola. 

Se non fossi cresciuta a Casoli non avrei guardato così tanti western: i cattivi erano quelli che avevano il coraggio di dire e fare tutto quello che io non avevo il coraggio di dire e fare, anche se poi facevano sempre tutti una brutta fine. E in quel periodo me lo chiedevo anche io che fine avrei fatto: dentro il paese? O fuori il paese?

Ma la fine non è mai arrivata veramente, perché quando mi sono ritrovata ‘fuori’ il paese, me lo sono portato dietro a mia insaputa.    

“Me lo fai uno sguardo alla Ramòn?” – ho chiesto proprio l’altro giorno a mio marito e in effetti lui ci è riuscito benissimo, pur non essendo così cattivo. “Forse” perché su mia insistenza aveva appena finito di contare e ricontare per esattezza, ed esattamente, quattrocentotrentatré cazzarielli?

cazzarielli

ricetteevicende

cazzarielli

io

cazzarielli e salsiccia

rami

Ricetta dei “cazzarielli” abruzzesi

gnocchetti di semola

Ingredienti (per 4 persone)

  • 400 gr di semola 
  • 400 ml di acqua bollente (fino a che l’impasto ne prende)

Procedimento: 

  • Impastare la semola con acqua bollente ( in una planetaria tutto può essere più comodo e immediato).
  • Lavorare l’impasto su una spianatoia e con l’aiuto di un matterello stenderlo dello spessore di 1/2 cm
  • Arrotolate le strisce ricavate in fusi e tagliare con un coltello ricavando dei piccoli gnocchetti perfettamente quadrati (cazzarielli). Rigarli è un’operazione non necessaria ma facoltativa.
  • Lessare la pasta in acqua bollente salata a cui sarà stato aggiunto un filo d’olio d’oliva perché non si attacchi.
  • Non appena la pasta risale in superficie, scolare dall’acqua.
  • Condire a piacere (fagioli; ragù di carne; salsicce; ragù di pesce)

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4 thoughts on “Per esattezza esattamente

  • Quindi LUI, con quegli occhi lì sarebbe TUO MARITOOOOO?????
    Ehm, ciao Laurè… ehehehe..
    Ieri, durante la mia seduta di terapia, parlavo proprio della vergogna, della mia eccessiva e, direi invalidante, incapacità di ”essere quello che vorrei essere e dire quello che vorrei dire” alla maniera dei cattivi dei western tanto amati da mio nonno (quello del sugo tutto in uno, ricordi?) e da me ovviamente dato che li guardavamo assieme (in successione dopo un episodio dell’Incredibile Ulke!).
    Chissà, sarò forse bigotta pure io? Sarà che all’asilo le suore ti mettevano tanti di quei tabù che ti sono rimasti impressi come un’incisione sulla pietra? … Chissà.. Sicuramente anche io, che non sono cresciuta a Casoli, li avrei semplicemente chiamati gnocchi di semola, anziché ”cazzarielli”, un po’ come la cazzuola, definita rigorosamente cucchiara (nonno era pure muratore)..
    Mi piace però questo rito della conta e della ri-conta, è sicuramente uno stratagemma utilissimo per tenere a bada i bimbi un po’ dispettosi, magari creando una specie di piccola gara… e mi piace anche questa continuità tra passato presente e futuro.. Sai, vi immagino in cammino, in fila indiana l’uno/a dietro l’altro/a, tenuti insieme da una corda.. (un po’ come si fa durante una scalata), quello davanti che apre la strada e quello dietro che da sostegno, fino a chiudere la fila….

    Anche io vado di salsiccia e forchetta, di sugo asciutto e corposo… perché anche io è da un po’ che mi sono messa a ”dieta”…. e, questo meraviglioso tris d’assi carboidrati-proteine-grassi è così confortevole che NON LO MOLLO PIU’, dovessi contare tutti i cazzarielli delle donne di Casoli!..

    un abbraccio .
    Manù

    • Manù si, è lui, in quello sguardo lì ho trovato il coraggio di dire la mia anche qui tra queste ‘vicende’ che meritatamente prima portavano il suo nome 😀
      E’ vero Manù la vergogna è invalidante: una barriera e una stupida barriera, che uno deve imparare a saltare in qualche modo anche barando, magari ingranando quella famosa retromarcia che a me e te in un’automobile fa tanto paura 😀
      Anzi sai com’è la vergogna è come le ‘sabbie mobili’ dei western e delle serie di 007: ci finivano dentro sempre i cattivi ma anche io avevo paura di finirci dentro, quando sulla mia strada incontravo una piccola pozza. Poi dopo un po’ le sabbie mobili hanno smesso di farmi paura e stranamente sono sparite anche nei film. “Forse” sono sparite perché non erano così importanti.
      Ecco Manù secondo me è importante rimanere ben concentrati solo su ciò che conta e ‘si riconta’: ad esempio il numero di gnocchi che vogliamo portare in tavola… se riusciamo a tenere quel conto lì possiamo dire di stare dalla parte ‘esatta’ 😀
      Manù questo tris d’assi ci rimette al mondo e non lo devi mollare più neanche tu! Te lo dico io e te l’avrebbe detto anche quella santa di Suor Consilia!
      Ti abbraccio forte forte!

  • Ed ecco anche svelato tuo marito e l’occupazione insolita della “conta”. Certo che quattrocentotrentatré cazzarielli sono un bel po’. Soprattutto da contare. Sai che io non li ho mai sentiti chiamare così? O magari non ricordo io.
    Devo chiedere a mamma e papà.

    Temo di essere ripetitiva – alle volte non a mio agio più che vergognosa, o forse anche vergognosa? mah – ma tant’è: adoro leggerti. Un abbraccio a te!

    • Milena, io amo ripetermi in tutto ciò che più amo fare e poi non ti nascondo che amo chi passa di qua e mi ripete soprattutto che ama passare di qua!:-D Ecco dovrei vergognarmi io a dirti certe cose, ma finché tu continuerai a dirmi quello che dici io non posso fare a meno di essere felice!Sai sul modo di intendere di ‘cazzarielli’ c’è un mondo di interpretazioni possibili, ad esempio nell’interno dalle parti di Roccaraso sono più piccoli e si accompagnano con i fagioli. A Casoli però ricordo di averli visti una volta più grandi e serviti con un sugo di salsiccia che mi ha folgorato e che come vedi non ho dimenticato 😀 In realtà non andrebbero rigati soprattutto perché così si riduce il breve passo dai cazzarielli ai cavatelli, ma la verità è che ho una incontrollabile passione per il riga gnocchi che spiega la variazione sul tema. Quello che mi sento di consigliarti indipendentemente dalla forma è di provare l’impasto con l’acqua bollente, perché da una estrema soddisfazione per l’elasticità dell’impasto.
      Un caro abbraccio a te!

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